martedì 3 giugno 2014

LA STAGIONE DEL GUINGAMP


Se avete la possibilità di fare un viaggio in Bretagna, nel nord ovest della Francia, concedetevi una tappa a Guingamp, città medievale, o forse è meglio definirla borgo, situata nella Côtes-d’Armor, proprio là dove il paese si protende verso l’Oceano Atlantico; magari non troverete molto da visitare, il centro storico con i suoi tre antichi castelli è piacevole ma molto piccolo, e a meno che capitiate nel bel mezzo del festival de Saint Loup, una sorta di manifestazione celtica che si svolge ogni anno nella seconda metà di agosto, non vi porterete a casa molti ricordi. Se siete appassionati di calcio però, e magari credete ancora alle favole, Guingamp è l’ideale: fondata nel lontano 1912, la società calcistica vanta solo sette apparizioni nella massima serie, ma nel rapporto palmares-importanza non è seconda a nessuno; quest’anno dopo una stagione quasi trionfale in Ligue 2, culminata col secondo posto dietro solo allo strapotere del Monaco, si è presentata ai nastri di partenza della Ligue 1 senza grosse ambizioni, se non quella di centrare la salvezza, obiettivo ampiamente dichiarato in fase di presentazione; il mercato estivo non lasciava infatti spazio a grandi sogni: trattenuto Yatabarè, nome nuovo del panorama calcistico francese e bomber dell’intero campionato l’anno precedente, si è scelto di fare cassa cedendo Imbula al Marsiglia, dopo che il giovane centrocampista era stato premiato come miglior giocatore della seconda divisione. La partenza in campionato è stata complicata, con due sconfitte in fila e zero punti in graduatoria; alla terza però, nel primo derby bretone di stagione, i rossoneri hanno avuto la meglio sul Lorient, inaugurando un periodo positivo, culminato nel 2-0 agli arcirivali del Rennes e nella vittoria ad Annecy contro l’Evian, in quella che è stata la prima affermazione esterna per gli uomini di Gourvennec. Nel frattempo, tra i “paysans”, come vengono chiamati in senso dispregiativo gli abitanti di Guingamp, l’entusiasmo cresceva in modo smisurato, tant’è che lo Stade de Roudourou, l’impianto locale da 18 mila posti, era sempre tutto esaurito, nonostante la cittadina conti all’incirca 8 mila abitanti; un entusiasmo incredibile per una squadra così piccola, che quindici anni fa, dopo aver giocato anche un turno europeo contro l’Inter di Roy Hodgson, aveva rischiato la caduta definitiva tra gli amatori; un entusiasmo premiato da Sorbon e compagni con grandi prestazioni sia in campionato, dove resta il rammarico per una immeritata sconfitta in extremis al Parc des Princes, che in coppa di Francia, competizione già vinta nel 2009 e da sempre onorata al meglio dalle squadre meno blasonate. Nonostante una classifica da sogno però, l’inverno ha riportato i bretoni sulla terra, e per quasi tre mesi, fino al 22 febbraio, i rossoneri non sono stati capaci di trovare la vittoria, nonostante abbia fatto scalpore lo storico pareggio casalingo contro il Psg, fermato sull’1-1. Qui sono venute a galla l’esperienza e soprattutto la bravura di Gourvennec, l’uomo che nel 2010 aveva preso in mano il Guingamp caduto nel Championnat National, l’ultimo livello del calcio professionistico transalpino, e nel giro di tre anni l’ha portato a giocare nei più grandi e passionali stadi francesi; la vittoria nell’importantissima sfida col Nizza, e il colpaccio a Rennes nel turno successivo hanno gettato basi solidissime per la salvezza; salvezza che, nonostante una serie di cinque sconfitte consecutive, è arrivata in anticipo grazie al pareggio nel principato e alla vittoria sul Tolosa alla penultima giornata. Nel mezzo, la squadra che ha svezzato uno dei più grandi attaccanti dell’ultimo decennio, Didier Drogba, ha compiuto un’altra grandissima impresa, ancor più inaspettata: il 3 maggio infatti, dopo che quindici giorni prima avevano eliminato proprio il Monaco ai supplementari, allo stadio St Denis capitan Mathis e compagni hanno alzato al cielo la Coupe de France, conquistata dopo una finale memorabile, come cinque anni fa, contro il Rennes, in un derby fratricida che ancora una volta ha lasciato a bocca asciutta i tifosi della squadra del capoluogo, premiando invece “les paysans”. Uno smacco incredibile, che i “contadinotti” hanno festeggiato a loro modo, rombando alla guida dei propri trattori, con i quali in tantissimi hanno percorso gli oltre cinquecento chilometri di autostrada che collegano Parigi alla Bretagna. La matematica certezza della permanenza in Ligue 1, arrivata una settimana più tardi, è stata la ciliegina sulla torta di una stagione straordinaria, stagione nella quale i ragazzi terribili del presidente Le Graët hanno saputo togliersi soddisfazioni incredibili, impensabili ad inizio stagione. La prossima annata si annuncia ancora più combattuta, e ad un campionato sempre più competitivo si aggiungerà il girone di Europa League, che impegnerà i rossoneri anche durante la settimana, ma adesso, nonostante il 2 agosto, data della finale di supercoppa contro il Psg, non sia poi così lontano, per i bretoni è tempo di pensare solo ai festeggiamenti, per non dimenticare una stagione pazzesca, in cui loro, gli sconosciuti “paysans”, si sono resi indiscussi protagonisti.

lunedì 19 maggio 2014

ARSENAL - HULL CITY


Nove anni dopo l’ultimo trionfo, l’Arsenal torna finalmente ad alzare un trofeo al cielo, e lo fa sul prato di Wembley, scenario più prestigioso d’Inghilterra e non solo. Nella finale di FA Cup, competizione già vinta altre dieci volte nella storia, i “gunners” hanno piegato solo nei supplementari l’Hull City, dando un senso ad una stagione si emozionante, ma che si stava avviando, come sempre nell’ultimo decennio, a terminare senza la conquista di alcun titolo. Eppure, anche sabato gli uomini di Wenger sono andati vicini all’impresa di non vincere: dopo solo otto minuti infatti, i “tigers” erano già sul 2-0, e la maledizione che colpisce i londinesi sembrava destinata a continuare; fortunatamente, dopo che l’Hull è andato ad un passo dal gol che avrebbe potuto chiudere la finale dopo nemmeno un quarto d’ora, Cazorla ha trovato la rete che ha ridato speranza ai tifosi e alla squadra, spedendo all’incrocio una punizione magistrale. Da quel momento, e per tutta la ripresa, Ozil (in ripresa dopo un paio di mesi difficili) e compagni si sono spinti in avanti, assediando di fatto la porta di Mc Gregor, alla ricerca del pareggio, che appariva stregato; alla fine, quando gli spettri di una nuova, immensa delusione stavano per materializzarsi, ci ha pensato Koscielny in girata a rimettere le cose a posto, cancellando con un gol fondamentale una stagione personale estremamente difficile, resa tale soprattutto dalle goleade subite sui campi delle prime tre della classifica, nei match che hanno di fatto estromesso la squadra del nord di Londra dalla corsa al titolo. Raggiunto il meritato 2-2, i “gunners” hanno provato a vincerla, andando vicinissimi al terzo gol in particolare con Gibbs, ma i supplementari si sono presentati come l’epilogo più azzeccato per una finale memorabile; con le squadre stanche si sono aperti molti spazi, e il varco giusto l’ha trovato Ramsey, l’uomo che fino a fine anno, in coincidenza con il Christmas Period, aveva trascinato la squadra in vetta, salvo poi arrendersi ad un serio infortunio, che l’ha tenuto lontano dal campo fino a metà aprile; il gallese ha sfruttato la sua dote migliore, l’inserimento, e ha chiuso nel migliore dei modi una bellissima azione elaborata, come tante altre che quest’anno i tifosi dell’Emirates hanno potuto apprezzare, rubando il tempo a Mc Gregor, costretto a raccogliere il pallone in fondo alla rete. Il resto dell’overtime ha riservato ancora emozioni, ma i “tigers”, sospinti a gran voce dai venticinquemila arrivati dall’est del paese, non hanno più trovato la forza necessaria per rendersi pericolosi, sfiniti da una partita estenuante, e il fischio finale ha dato il via alla festa dei londinesi. Nove anni dopo l’Arsenal, che non aveva ancora vinto un trofeo da quando ha lasciato il vecchio Highbury, alza al cielo la Coppa d’Inghilterra, la più prestigiosa e antica del mondo; il “professore di Strasburgo” Wenger, probabilmente il più bravo tra gli allenatori meno vincenti, torna ad assaporare il gusto della vittoria, zittendo quanti l’hanno sempre contestato per la sua incapacità di cambiare stile di gioco. Onore all’Hull City, che si è dimostrato tutto fuorchè vittima sacrificale, ma onore e complimenti soprattutto ai “gunners”, che hanno giocato per buona parte della stagione il miglior calcio d’Europa e, con una coppa finalmente in bacheca, si preparano ad una stagione da protagonisti, in Inghilterra e non solo.

venerdì 16 maggio 2014

AMBURGO - GREUTHER FURTH


È finita senza vincitori ne vinti l’andata dei playoff promozione di Bundesliga: Amburgo, terzultimo nella massima serie, e Greuther Furth, terzo in Zweite, si sono affrontate senza esclusione di colpi, ma i gol non sono arrivati; domenica alle 17 ci si giocherà tutto nel ritorno, in una partita senza domani, l’ultima di una stagione emozionante. Al Volksparkstadion, come al solito tutto esaurito, si è vista una partita poco spettacolare ma altamente emozionante dal punto di vista agonistico, a tratti quasi “cattiva”; Slomka ha scelto Drobny tra i pali, ha lasciato fuori Westermann e ha puntato tutto sulla voglia di riscatto di Lasogga, tornato domenica a Mainz dopo l’infortunio. Dall’altra parte la squadra di Kramer, che si è divorata la promozione diretta, persa a vantaggio del Paderborn proprio nelle ultime giornate, si è presentata sul Mare del Nord con una formazione coperta, ben determinata a difendersi per poi ripartire in contropiede. Nonostante questo, sono stati proprio i bavaresi ad avere le occasioni migliori, soprattutto nel primo tempo: Drobny è stato attento due volte sul bravo Azemi, ma nel complesso il Furth ha quasi sempre tenuto il controllo del match, non rischiando praticamente nulla. Al ritorno in campo, spinti dall’impagabile entusiasmo dei propri tifosi, i “rothosen” hanno provato a spingere, e per venti minuti hanno schiacciato gli avversari nella loro trequarti: Jiracek, Rincon, Calhanoglu, tutti si sono resi pericolosi, ma la migliore occasione è capitata sulla testa di Lasogga, che ha battuto Hesl, partendo però in posizione di fuorigioco. Dopo la sfuriata degli anseatici però gli ospiti hanno ritrovato vigore e sono tornati a farsi vedere nell’area avversaria, anche se i tanti corner collezionati non hanno prodotto pericoli; i cambi hanno poi spezzato il ritmo, e solo nel finale, a pochi secondi dal triplice fischio, Van der Vaart ha impattato male la palla della vittoria, coronando nel peggior modo possibile una prestazione estremamente sottotono. Tra tre giorni il ritorno darà i suoi verdetti: il Greuther Furth parte probabilmente favorito, perché gioca in casa e perché ha dimostrato ieri di non essere inferiore a Tesche e compagni, ma l’Amburgo, mai retrocesso da quando esiste la Bundesliga, cercherà in tutti i modi di prendersi la vittoria, per salvare una stagione disastrosa, e per regalare un sorriso al proprio, meraviglioso pubblico.

mercoledì 14 maggio 2014

ALEX FERGUSON - LA MIA VITA


Alex Ferguson, baronetto di sua maestà, è stato sicuramente uno dei più grandi allenatori della storia, uno dei più longevi e uno dei più vincenti; nato nella Scozia degli anni quaranta, ha dedicato gran parte della sua vita al calcio, anche giocato. Dopo una più che discreta carriera da attaccante però, ha appeso presto le scarpette al chiodo, scegliendo la più comoda panchina come mestiere per affiancare la gestione di alcuni pub, principale fonte di reddito della sua giovinezza. Le prime esperienze da manager le ha vissute in patria, e i migliori risultati sono arrivati con l'Aberdeen, realtà oggi in declino, portata alla clamorosa vittoria in Coppa delle Coppe del 1983, arrivata dopo una finale memorabile a scapito del mitico Real Madrid, e seguita pochi mesi dopo dal trionfo nella Supercoppa Europea. Il passaggio allo United è stato formalizzato nella stagione 86-87 ma, per quanto oggi possa sembrare strano, i primi passi da manager dei red devils furono tutt'altro che semplici: sir Alex venne più volte messo sul patibolo, vuoi per i risultati, vuoi anche per i dubbi che cominciavano a insinuarsi nei corridoi dell'Old Trafford. La svolta però era dietro l'angolo, e dopo cinque anni di sofferenza, la vittoria della Premier League nel 1993 ha dato il via ad una lunghissima stagione, ben ventisei anni, di successi in Inghilterra, in Europa e nel mondo; successi che lo hanno portato nell'olimpo degli allenatori, consacrandolo come uno dei più grandi, alla pari di intramontabili leggende come Matt Busby e Bill Shankly. Un libro interessante, ricco di aneddoti come solo un'autobiografia può essere; sicuramente non di primo livello dal punto di vista stilistico, ma pieno di spunti e ricordi utilissimi per tutti quelli che, come me, hanno fatto del calcio inglese una ragione di vita.

giovedì 8 maggio 2014

GUINGAMP, IL CALCIO CHE CI PIACE


Sabato pomeriggio, mentre per le strade di Roma andava in scena un'altra vergognosa rappresentazione del non-calcio italiano, lungo i cinquecento chilometri dell’autostrada che collega Parigi alla Bretagna, direzione capitale, centinaia di trattori viaggiavano in monomarca occupando la corsia centrale, animati da un entusiasmo che raramente vediamo dalle nostre parti. Erano i tifosi del Guingamp, piccolo centro agricolo (peraltro gemellato con la marchigiana Urbino), che dal nord-ovest del paese si spostavano in massa verso Saint-Denis, stadio sede della finale di Coppa di Francia; come mai questo inusuale quanto incredibile spettacolo? Perché lassù, gli abitanti della cittadina sono da sempre soprannominati “les paysans”, termine dispregiativo che si potrebbe ben tradurre con “contadinotti”, e loro, che i trattori li usano quotidianamente nei campi, hanno pensato bene di farne il loro mezzo di trasporto anche per la lunga trasferta. E i rossoneri, che si erano già presi la coppa nel 2009 partendo addirittura dalla Ligue 2, anche questa volta si sono regalati una grande vendetta, bissando il successo di cinque anni fa e guadagnandosi, oltre all’ambito trofeo, anche la possibilità di partecipare alla prossima Europa League. Come allora, l’avversario era ancora il Rennes, guarda caso la squadra del capoluogo della Bretagna, in un derby città-campagna che almeno sulla carta non aveva storia; invece, come nel calcio spesso accade, la carta si è rilevata straccia, e gli uomini di Gourvennec hanno compiuto l’impresa. Ma il successo parte sempre da molto lontano, e Guingamp non fa eccezione: meno di ottomila abitanti, ma uno stadio da 18.000 posti, la Roudourou, sempre esaurito, anche grazie agli oltre novemila tifosi titolari di abbonamento. E così, la squadra che in passato ha lanciato due grandi del calcio europeo, Malouda ma soprattutto Drogba, dopo una lunga rincorsa si è trovata quest’anno ad affrontare la Ligue 1 per la settima volta nella sua storia, un campionato quindi nuovo per i bretoni, abituati alle battaglie della mediocre seconda serie; e la stagione, nonostante una partenza straordinaria, si è ben presto trasformata in una lotta piena di emozioni, tant’è che a centottanta minuti dall’ultimo fischio Mathis e compagni non possono ancora festeggiare la matematica salvezza, per quanto il pareggio strappato a Monaco nell’ultimo turno sappia tanto di certezza. Ma la squadra del presidente Le Graet il colpo grosso lo ha fatto sabato a Parigi, e ancora una volta deve dire grazie a Yatabarè, l’attaccante maliano che, come ha fatto spesso quest’anno, ha lasciato il segno, confermando che in Bretagna, dopo tanto peregrinare per i campionati minori, ha trovato la sua casa. Sarà quindi un finale ancora tutto da scrivere, con la salvezza che si deciderà probabilmente solo all’ultima giornata, ma oggi, come cinque anni fa, a Guingamp sono felici perché loro, “les paysans”, hanno dimostrato, seppur contadini, di non essere inferiori a nessuno.

mercoledì 7 maggio 2014

ENGLISH TEAM NICKNAMES (PART 3)


Dopo le due puntate precedenti, in cui abbiano analizzato le big e le altre squadre della Premier League, oggi chiudiamo la trilogia sui soprannomi delle squadre inglesi, soffermandoci sui più belli della Championship e delle leghe minori. La prima citazione è doverosa, visto che il Leicester è stato promosso nella vecchia First Division come vincitore del campionato: i giocatori sono conosciuti come foxes, conseguenza della caccia alla volpe, molto diffusa in passato nella zona centrale dell’Inghilterra. Promozione raggiunta, ed è la seconda negli ultimi anni, anche per il Burnley, squadra del Lancashire: come per il più noto e titolato West Ham, anche i clarets devono il loro soprannome al colore della maglia. Di nomignoli derivati dalla divisa sociale è comunque piena la seconda serie: tra gli altri, molto bello è quello del Watford, club di proprietà della famiglia Pozzo e allenato dall’ex Siena e Palermo Sannino; gli hornets, calabroni, vestono il giallo e il nero, mentre per rimanere in tema, se i giocatori del Barnet sono i bees, anche il Blackpool ha un soprannome simpatico dovuto alla divisa: tangeriners sono infatti i mandarini, ovviamente arancione sgargiante; c’è però un altro nomignolo che caratterizza la città del sud: essendo un centro costiero, tifosi e giocatori sono noti anche come seasiders. Quello del mare è però un elemento rilevante anche per altri club, basti vedere il Bristol Rovers, i cui calciatori vengono chiamati pirates, e il Grimsby Town, compagine semisconosciuta, i cui atleti sono i mariners. L’abitudine più diffusa nelle serie minori è però quella di etichettare le squadre a seconda dell’industria locale, che spesso dà o dava lavoro a tutti gli abitanti della zona; tra i tantissimi vale la pena ricordarne alcuni: a Sheffield, importante centro siderurgico dello Yorkshire, si parla di blades vista la grande fabbricazione, soprattutto in passato, di coltelli; a Burton è invece diffusa la produzione della birra, e i giocatori hanno ereditato il nomignolo di brewers, birrai appunto. Tractor boys sono invece i calciatori dell’Ipswich Town, a sottolineare la grande diffusione dell’agricoltura nel Suffolk. I glowers, guanti, sono invece la principale esportazione di Yeovil, mentre i cappelli, da cui deriva hatters, sono prodotti in larga scala a Luton. E se Northampton è la terra dei cobblers, i calzolai, a Wycombe si sono specializzati nella produzione di sedie, da cui deriva il nickname chairboys. Infine, poco noti ma sicuramente rappresentativi sono i soprannomi di Walsall, saddlers, e Macclesfield Town, silkmen, città conosciute rispettivamente per la produzione di selle e per la lavorazione della seta. Tra le tante altre, scegliamo gli ultimi degni di nota: Haddocks, noto fish and chips locale, ha dato il nome di addicks ai giocatori del Charlton, conosciuti anche, alla pari di quelli dello Swindon, come robins, pettirossi; bordeaux e ambra sono invece i colori sociali del Bradford, da cui deriva bantams, mentre gli yellows sono i calciatori del Cambridge, la squadra seguita dal mitico Nick Hornby al tempo dell’università. Boro, abbreviazione del nome, è il soprannome di Middlesbrough e Stevenage, mentre il Barnsley ha adottato il nomignolo con cui sono conosciuti tutti gli abitanti dello Yorkshire, ovvero tykes. Per quanto riguarda i nicknames “animali” invece, sono ancora da menzionare i terriers (razza di cane) dell’Huddersfield,gli stags, cervi, del Mansfield Town, gli scoiattoli, squirrels, del piccolissimo Formby, e gli shrimps di Morecambe, città divenuta famosa per la pesca, appunto, di gamberetti. Sky blues, Coventry, lions, Millwall, cherries, Bournemouth, poppies, Kettering Town (questi ultimi per gli stadi costruiti rispettivamente su campi di ciliegie e papaveri)… potremmo andare avanti all’infinito, invece siamo costretti a chiudere. Non dimenticando i gabbiani, seagulls, i gufi, owls, e i pavoni, peacocks, di Brighton, Sheffield Wednesday e Leeds, oltre a pompey (Portsmouth) e smoggies (altro soprannome affibbiato al Middlesbrough per l’eccessivo inquinamento industriale del nord di Inghilterra) mettiamo la parola fine con tre nicknames “leggendari”: red imps, folletti rossi, soprannome dei giocatori del Lincoln City, derivato dalla famosissima statua presente nella grande cattedrale della città; monkey hangers, letteralmente gli appendi tori della scimmia, nomignolo dell’Hartlepool United: si narra infatti che proprio in questa cittadina, durante il periodo napoleonico, gli abitanti impiccarono una scimmia sospettata, pensate un po’, di essere una spia francese. Infine, forse il più particolare di tutti è quello del Bolton: trotters vengono infatti chiamati i giocatori della squadra dell’area di Greater Manchester; la leggenda racconta infatti che agli albori della storia del calcio, intorno alla fine del XIX secolo, il campo della squadra oggi in decadenza era situato in prossimità di un allevamento di maiali,e spesso i giocatori, pur di recuperare il pallone finito tra i suini, dovevano “trottare” dentro il porcile.

Dopo un soprannome così pazzesco non possiamo che scrivere The end, sperando che abbiate trovato simpatica ed esauriente questa rubrica, ed invitandovi a scegliere il vostro nickname preferito.

martedì 6 maggio 2014

CRYSTAL PALACE - LIVERPOOL


È un suicidio sportivo quello che è andato in scena a Selhurst Park ieri sera. Il Liverpool, avanti di tre gol al quarto d’ora della ripresa, con davanti a sé mezzora da vivere all’arrembaggio, con la speranza di limare la differenza reti nei confronti del Manchester City, è riuscito a farsi rimontare dal Crystal Palace, assolutamente senza più ambizioni di classifica, ma capace di segnare tre gol in meno di dieci minuti, condannando di fatto i reds ad un altro anno senza titoli, e a rimandare ancora l’appuntamento con la vittoria della Premier che manca ormai da ventiquattro anni. Fatale alla squadra di Brendan Rogers è stata la stanchezza, che nell’ultima mezzora ha lasciato sulle gambe Suarez e compagni, incapaci di ripartire e costretti a subire il ritorno delle eagles, che hanno cambiato volto dopo l’ingresso di Gayle, l’uomo che fino a due anni fa, aspettando una chiamata importante, faceva ancora il carpentiere per mantenersi. Eppure i primi sessanta minuti avevano detto ben altro, con gli uomini del Merseyside scesi a Londra non solo per vincere, ma per segnare più reti possibili, e mettere pressione ad Aguero e compagni, oggi ancora più padroni del proprio destino. Nonostante le tantissime occasioni, il primo tempo si è concluso con gli ospiti in vantaggio di una sola rete, firmata da Allen; nella ripresa però, complice un calo evidente di Jedinak e compagni, il Liverpool ha siglato due reti in pochi minuti con la S&S, ed emblematiche sono state le esultanze trattenute e la corsa a centrocampo con il pallone tra le braccia, chiaro segnale di non resa nonostante il risultato apparentemente già in cassaforte. E in quei minuti, appena dopo il trentunesimo centro stagionale di Suarez, i reds sembravano veramente in grado di riaprire il discorso differenza reti, con una valanga di occasioni che però non sono state sfruttate a dovere. Dopo dieci minuti di sfogo però, la stanchezza ha cominciato ad appesantire le gambe, il centrocampo ha smesso di sostenere le punte e si è arenato nella propria metà campo, incapace di creare gioco; in quel momento il Crystal Palace, che sembrava morto e sepolto, ha avuto la forza di reagire, e l’ingresso di Gayle ha cambiato completamente il match: prima Delaney, con un tiro deviato da Jonshon, ha accorciato le distanze, e poi proprio lo stesso ex Peterbrough ha messo a segno la doppietta che ha mandato all’inferno il Liverpool e in paradiso, oltre ai tifosi del Palace, anche il Manchester City. L’assalto finale dei reds, che hanno però anche rischiato di perdere la partita, ha prodotto un paio di mischie furibonde ma non ha dato frutti, e il triplice fischio finale ha messo quasi sicuramente anche la parola fine sul campionato, visto che i citizens potranno permettersi anche di fare quattro punti per vincere la seconda Premier League negli ultimi tre anni.

lunedì 5 maggio 2014

TRENTATREESIMA GIORNATA BUNDESLIGA


I penultimi novanta minuti della stagione di Bundesliga non hanno sciolto i tanti dubbi che la giornata precedente aveva lasciato in eredità, e sarà quindi l’ultimo turno a definire la classifica finale e i vari verdetti. La lotta più appassionante è probabilmente quella per la salvezza, con le tre squadre coinvolte incapaci di vincere da più di un mese, e le posizioni ormai cristallizzate. L’Amburgo, a quota 27, in questo momento sarebbe alla spareggio con la terza della Zweite, che sarà presumibilmente il Greuther Furth; la squadra del nord, mai retrocessa nella sua centenaria storia, è crollata come previsto al cospetto dei campioni del Bayern, ma avrà in mano il proprio destino, anche se dovrà andare a vincere a Mainz, in uno dei campi meno violati in questa stagione. Penultimo, in grado di vincere solo cinque partite in stagione, peraltro tutte nei mesi di gennaio e febbraio, c’è il Norimberga, a cui il terzo cambio in panchina non ha portato frutti: la sconfitta in casa con l’Hannover lascia accesa qualche speranza, ma nell’ultima partita i bavaresi dovranno passare in casa dello Schalke e sperare che l’Amburgo non faccia bottino pieno. All’ultimo posto, ormai spacciato e con tantissimi rimpianti per le occasioni sprecate, l’Eintracht Braunschweig spera solo nella matematica; la matricola, caduta al novantesimo contro il tranquillo Augsburg, dovrà necessariamente vincere sul campo dell’Hoffenheim, ma i tre punti potrebbero non bastare. Non meno emozionante è la lotta tra Leverkusen e Wolfsburg per il quarto posto, l’ultimo lasciapassare per la Champions League: le “aspirine” hanno fatto il loro dovere espugnando per due reti a zero il campo del Francoforte, e si presentano all’ultimo turno con un punto di vantaggio sui “lupi”; la sfida della BayArena contro il Werder dovrebbe consentire a Castro e compagni di centrare l’obiettivo stagionale. Dal canto suo, la squadra di Hecking tiene accesa la speranza vincendo anche a Stoccarda, e sabato prossimo spera nel miracolo; alla Volkswagen Arena sarà ospite il Borussia Monchengladbach, che teoricamente potrebbe ancora raggiungere il quarto posto, ma i tre punti di distacco dal Leverkusen sembrano troppi per raggiungere il sogno Champions, anche se la stagione dei folhen, che hanno battuto 3-1 il Mainz, resta straordinaria. Per il resto la giornata ha offerto altre tre sfide ricche di gol: il Dortmund di Klopp, centrato il secondo posto e la finale di coppa, hanno sofferto più del previsto con l’Hoffenheim, ma alla fine hanno avuto la meglio con un pirotecnico 3-2; una doppietta di Hunt è invece bastata al Werder per avere la meglio sull’Herta e chiudere nel migliore dei modi davanti ai propri tifosi, mentre lo Schalke ha violato il Mage Solar di Friburgo, consolidando il terzo posto e guadagandosi aritmeticamente la partecipazione alla prossima Champions League.

mercoledì 30 aprile 2014

ENGLISH TEAM NICKNAMES (PART 2)


Dopo la prima puntata della scorsa settimana, oggi torniamo a concentrarci sui soprannomi delle squadre inglesi, tutti molto belli e significativi, che derivino da una leggenda popolare o semplicemente dal colore della divisa. Se nel primo pezzo ci siamo soffermati sulle sette sorelle, le big della Premier, in questo episodio ci dedichiamo alle altre partecipanti alla massima serie, chi impegnata nella corsa salvezza, chi sempre pronta ad uno sgambetto eccellente: tra le sorprese in negativo c’è sicuramente il Sunderland, formazione ben costruita ma clamorosamente nelle ultime posizioni della classifica; i giocatori che vestono il bianco e il rosso, e tra i quali figurano ben quattro italiani, sono soprannominati black cats: il leggendario nickname sembra risalga addirittura al 1937, quando un bambino portò allo stadio il suo gatto nero (ben visto in Scozia, pochi chilometri a nord del Wear), che si rivelò un ottimo portafortuna; c’è chi dice invece che sia dovuto al gatto nero che la società accudì per alcuni anni intorno al 1960, ma in ogni caso questo rimane uno dei soprannomi più belli e interessanti. Sempre per quanto riguarda la zona bassa della graduatoria, anche Cardiff e Fulham hanno nicknames significativi: i gallesi sono gli uccelli blu, blue birds, ma negli ultimi anni, con l’arrivo dell’eccentrico presidente Tan, il colore sociale è diventato il rosso, scelta che ha fatto imbestialire i tifosi, perennemente in contrasto con la società. Prende invece origine dallo stadio, il Craven Cottage, il nomignolo dei londinesi: la squadra oggi di Magath viene spesso etichettata con il nome della mascotte, Badge, ma per tutti gli appassionati Sidwell e compagni rimangono semplicemente i cottagers. Le fonderie del Black Country hanno invece dato il soprannome al West Bromwich, squadra della grande periferia di Birmingham: baggies sono infatti i pantaloni molto larghi e spessi che gli operai utilizzano durante il turno i lavoro per proteggersi dalle colate di ferro fuso; spostandosi di poche miglia, più banale ma non meno utilizzato è il nickname villans, con il quale i giocatori dell’Aston Villa sono conosciuti in tutto il paese. Trasferendoci nel Norfolk, a est del paese, troviamo il Norwich, squadra con una discreta storia alle spalle, ma avviata verso un difficilissimo finale di stagione; il nickname canaries è dovuto al grande allevamento di canarini nella zona, e di conseguenza il soprannome si è ben adattato anche ai colori della divisa, il giallo e il verde. Sempre legati agli animali sono anche altri nomignoli delle squadre: i giocatori dell’Hull City, in onore al proprio stemma, sono chiamati tigers, mentre a Londra sud, nella sede del Crystal Palace, si parla spesso di eagles, le aquile, soprannome adottato anche dai portoghesi del Benfica. Molto belli sono anche i nicknames del Newcastle, amatissima squadra del nord del paese; entrambi derivano dal bianco e dal nero, i colori sociali: sono magpies, le gazze (peraltro utilizzato anche dal Notts County), e skunks, le puzzole, animali che non fanno pensare a combattimenti, ma che gli avversari che devono salire fino al St James’ Park temono da sempre. La chiusura, dopo aver citato swans come soprannome dei gallesi dello Swansea, è dedicata al West Ham, una delle squadre più amate del paese, conosciuta in tutto il mondo dagli anni settanta, quando le imprese degli hooligans della I.C.F. avevano una imponente eco mediatica; chiamati anche hammers o claret and blue, derivato dal colore della divisa, gli est londinesi rimangono per tutti gli irons, nomignolo affibbiato prima ancora che ai calciatori agli operai, specializzati nella lavorazione del ferro nelle fabbriche che si trovavano, e si trovano tuttora, lungo il corso del Tamigi. Con questo chiudiamo anche la seconda puntata dedicata ai soprannomi delle squadre inglesi: spero che anche questa volta vi abbiano affascinato, e vi invito a non perdere l’ultima puntata, quella riservata alla Championship e ai campionati minori, perché anche tra i team meno conosciuti si nascondono nobili e bellissimi nicknames.

lunedì 28 aprile 2014

TRENTADUESIMA GIORNATA BUNDESLIGA


Centottanta minuti. È quanto manca alla fine di un’altra stagione di Bundesliga, meraviglioso campionato che anche quest’anno ha regalato emozioni e spettacolo, e anche se bisogna ammettere che il titolo è stato assegnato con fin troppo anticipo, arriveremo all’ultima giornata con ancora in palio tutti gli altri verdetti, dalla lotta per l’Europa, quella che conta e quella che conta un po’ meno, a quella per la salvezza, tragicamente affascinante. In testa, certificata già da alcune settimane la propria vittoria, il Bayern ha travolto per 5-2 il Werder Brema, già schiantato con sette reti nel girone d’andata, portando ad un incredibile +67 la differenza reti totale; alle spalle degli imprendibili bavaresi di Guardiola, che hanno onorato con un minuto di silenzio la morte di Tito Villanova, il Borussia Dortmund ha reso ufficiale il secondo posto, conquistato matematicamente grazie al pareggio in rimonta per 2-2 alla Bay Arena di Leverkusen; le “aspirine” perdono così la grande opportunità di avvicinare il terzo posto dello Schalke, sconfitto a domicilio da un ritrovato Monchengladbach, ma soprattutto di consolidare la quarta piazza, minacciata ora anche dai fohlen oltre che dal Wolfsburg, che a sua volta fallisce un quasi match point facendosi raggiungere due volte da un indomabile Friburgo. Continuano a sognare un posto in Europa anche le due rivelazioni del campionato Magonza e Augsburg, capaci di vincere tra le mura amiche e di inguaiare ancora di più Amburgo, che al momento sarebbe allo spareggio salvezza con il Greuter Furth, e Norimberga, in caduta libera nonostante il nuovo cambio di allenatore. A far compagnia in fondo alla graduatoria alle due nobili decadute rimane l’Eintracht Braunschweig, battuto anche a Berlino e sempre più vicino alla retrocessione, per quanto ci sia ancora qualche speranza, seppur flebile, di salvezza. Infine, doppio 0-0, una novità quasi assoluta per questa Bundesliga, nelle due sfide di metà classifica Hannover-Stoccarda e Hoffenheim-Francoforte, con le squadre (ragazzi di Kurz a parte) che hanno festeggiato proprio ieri l’aritmetica salvezza.

mercoledì 23 aprile 2014

ENGLISH TEAM NICKNAMES


In Italia, i soprannomi delle squadre sono da sempre poco rappresentativi, e soprattutto quasi mai utilizzati; i diavoli rossoneri e i lupi romani sono abbastanza comuni da sentire, ma quando mai l’Inter viene associata al serpente che ha nello scudetto e la Juventus, per lo stesso motivo, alla zebra? Oltremanica invece, nella patria del calcio, i nicknames sono invece i simboli principali delle squadre, e nella gran parte dei casi hanno una radice storica o sociale significativa, legata perlopiù all’industria locale o a mitologiche leggende. Tra le centinaia trovate, perché ogni squadra ha come minimo un soprannome, ho scelto i più belli, i più rappresentativi o comunque quelli più interessanti. Tra le big, che studieremo più da vicino in questo primo pezzo, il migliore è probabilmente quello dei giocatori dell’Arsenal, soprannominati gunners per le fabbriche di artiglieria (gunner è il cannone) che sorgevano nel nord di Londra, e che rifornivano le truppe di sua maestà. Ha invece origini rugbistiche il soprannome del Manchester United, che quest’anno non è per la verità tra le grandi della Premier, ma rimane la squadra più titolata d’Inghilterra: red devils erano infatti chiamati i giocatori della squadra di Salford, nella grande area urbana che circonda la città. Qui trova casa anche il City, i cui calciatori sono comunemente noti come citizens, ma che talvolta sono etichettati come sky blues, per il colore della maglia che ricorda quello del cielo. Dai colori della divisa si prende spunto anche per il Liverpool, la squadra che sta dominando questo finale di campionato, alla ricerca di quel titolo che manca da ormai ventiquattro anni; i ragazzi di Rodgers sono noti in tutto il mondo come reds (stesso dicasi per il Nottingham Forest), mentre più interessante è l’origine del soprannome dell’altra società sorta sulle rive della Mersey: i giocatori dell’Everton sono infatti chiamati toffees, come i dolcetti e le caramelle, quelle che un’anziana signora, secondo la leggenda, lanciava tra gli anni 50 e 60 ai supporter che si preparavano a riempire le terraces di Goodison Park. Per concludere il giro delle big d’oltremanica, nell’area a nord di Londra si trovano due grandi rivali: il Chelsea, comunemente noto con il nickname di blues, in onore alla divisa casalinga, e il Tottenham, squadra di tradizione ma mai realmente competitiva negli ultimi anni; Dawson e compagni, che per tutti sono gli spurs, abbreviazione del nome Hotspur, spesso, e non sempre positivamente, vengono etichettati come yids, gli ebrei. È infatti risaputo che proprio nel quartiere che circonda White Hart Lane risiede la più grande comunità ebraica del paese, e purtroppo non sono mancati nel corso degli anni anche gravi episodi di razzismo. Con questo soprannome si chiude la prima puntata dedicata ai nicknames delle squadre inglesi; l’appuntamento è per la prossima settimana, quando scopriremo quelli delle altre squadre della massima serie, e vi anticipo già che alcuni sono veramente bellissimi.

mercoledì 16 aprile 2014

JUSTICE FOR THE 96

15 Aprile 1989 – 15 Aprile 2014. Venticinque anni di ricordi, di rimorsi e di lacrime. Venticinque anni di speranza anche; speranza di arrivare finalmente alla verità, di non affogare in una tristezza così poco considerata dallo stato. Venticinque anni dopo, l’Inghilterra ricorda Hillsbrough, teatro del più grande dramma calcistico della storia: a Sheffield, nell’impianto così tragicamente noto, Liverpool e Forest devono incontrarsi per la semifinale di FA Cup. L’impianto è vecchio, è obsoleto, inadatto ad accogliere un evento che richiama tanti, troppi appassionati. Ai sostenitori dei “reds” viene assegnata la Leppings Lane, la curva più piccola; dal Merseyside si muovono in tantissimi, quasi quindicimila hanno il biglietto per il settore maledetto. Le autorità aprono con largo anticipo i sei varchi di ingresso, ma la fila fatica a muoversi, i passaggi sono intasati; servirebbero altre entrate, più spazio, perché le 15 si avvicinano e la gente da dietro comincia a spingere; la decisione di aprire lo stretto tunnel centrale arriva quando ormai si è dato il calcio d’inizio. Chi è ancora fuori, tantissimi, comincia a correre lungo la galleria, ma alla fine del tunnel non trova la luce. Trova l’inferno. La calca è incredibile, l’aria respirabile ormai esaurita. Tornare indietro è impossibile, l’unica soluzione è scavalcare, salvarsi la vita entrando in campo. In molti ci provano, ma la polizia non capisce; non è al corrente del dramma che si sta consumando, e ricaccia indietro gli invasori a colpi di manganello, spingendoli al macello. Nessuno riesce a muoversi; in molti cercano di arrampicarsi, dal secondo anello giovani si sporgono per salvare altri giovani, ma non basta. Novantasei persone muoiono schiacciate, spappolate contro la rete che delimita il campo, consegnando alla storia una delle più brutte fotografie del ventesimo secolo. Il più piccolo tra le vittime ha solo otto anni, e il suo cuginetto, che quel giorno è rimasto a casa davanti a “Match of the day”, oggi di quel Liverpool è capitano e leggenda. Oggi, quel ragazzino che a Hillsbrough avrebbe tanto voluto esserci, e che venticinque anni dopo si commuove al termine della sfida contro il Manchester City, è Steven Gerrard. Ad un quarto di secolo di distanza, il calcio inglese ha voluto onorare la tragedia con un gesto tanto simbolico quanto commovente: tutte le partite sono iniziate con sette minuti di ritardo, per non cancellare la memoria di quei sei minuti maledetti. Perché a Hillsbrough, Sheffield, l’orologio che accoglieva gli amanti delle terraces è ancora fermo sulle 15.06. Il 15 aprile 1989 il tempo si è fermato. Venticinque anni dopo non è ancora ripartito. Justice for the 96.

venerdì 28 marzo 2014

TURNO INFRASETTIMANALE SERIE A

Come sempre accade, anche questo turno infrasettimanale di serie A ha regalato emozioni, sorprese e anche tante conferme; la Juve capolista, avviata verso il terzo titolo consecutivo, ha posto fine all'incredibile striscia positiva del Parma che durava da un girone, guarda caso dalla partita d'andata. Allo Stadium i bianconeri di Conte si sono imposti per due reti ad uno, grazie alla doppietta del solito Tevez, vero valore aggiunto dei campioni d'Italia; alla squadra di Donadoni non è bastato il gol dell'ex Molinaro, ma i ragazzi in gialloblu non escono affatto ridimensionati da Torino, anzi. Al secondo posto resta saldamente la Roma, che nell'anticipo di martedì ha piegato nel finale un coriaceo Torino, in ripresa dopo il periodo nero tra metà febbraio e l'inizio di marzo; a decidere è stato un gol di Florenzi, ultimamente poco impiegato da Garcia, che ha rilanciato la sua candidatura per il mondiale, come del resto hanno fatto gli altri due bomber di serata, Destro da una parte e Immobile dall'altra; per Prandelli, che porterà probabilmente solo una prima punta vera oltre a Balotelli, la scelta si fa sempre più complicata. Dietro i capitolini sempre il Napoli di Benitez, straripante sul campo del derelitto Catania; la doppietta di Zapata, ai primi gol in serie A, oltre ai sigilli di Callejon e Henrique, hanno chiuso la pratica già nel primo tempo, mentre nella ripresa gli etnei hanno provato una timida reazione, ma le due reti (prima volta anche per Gyomber e Monzon), non hanno impedito alla squadra di Maran di uscire subissata dai fischi del popolo del Mssimino. Perde contatto dalla zona Champions invece la Fiorentina, battuta a domicilio da un ritrovato Milan, che passa grazie alle reti di Mexes e Balotelli, rinsaldando la panchina già in discussione di Seedorf; per Montella e i suoi brutta battuta d'arresto, sulla quale hanno pesato in maniera evidente le assenze dei lungodegenti Rossi e Gomez. Male anche l'Inter, bloccata sullo zero a zero casalingo da un super Scuffet, decisivo per la sua Udinese; i neroazzurri confermano la poco felice tradizione, che non li vede mai vincenti con Thoir in tribuna, mentre Di Natale e compagni fanno un altro piccolo passo verso la salvezza. A centro classifica salgono ancora l'Atalanta e le due genovesi: i neroazzurri, alla quinta affermazione consecutiva, piegano con un gol per tempo il Livorno, ringraziano ancora una volta Denis e strizzano l'occhio all'Europa League; a Marassi, il Genoa sconfigge facilmente una Lazio sempre più in difficoltà, mentre i cugini blucerchiati espugnano il Mapei Stadium di Reggio Emilia, dando continuità al periodo positivo e inguaiando ancora di più gli uomini di Di Francesco. In coda, successo che sa di salvezza per il Cagliari, che batte un Verona appagato ma in crisi, e netta vittoria del Chievo nello scontro diretto col Bologna, che perde così una grande chance e torna di nuovo negli abissi della classifica.

lunedì 24 marzo 2014

CONGRATULAZIONI. HAI APPENA INCONTRATO LA I.C.F.


I problemi negli stadi resistono anche ai giorni nostri: tafferugli, cariche, cori razzisti e insulti non sono certo una novità, anche se fortunatamente gli episodi di maggiore gravità si registrano raramente; lo stesso non si può dire dell’Inghilterra degli anni 70 e 80, quando le cronache delle violenze hooligans riempivano i giornali e i weekend calcistici. In tanti hanno provato a raccontare il movimento dei tifosi inglesi, hooligans appunto, ma Cass Pennant è il primo di quelli che certi eventi li ha vissuti sulla propria pelle. Per anni ha infatti fatto parte della I.C.F., la temibile banda del West Ham, una delle più rispettate di tutto il paese; il nome della firm, dovuto all’abitudine di viaggiare in trasferta sempre su treni InterCity, è diventato famoso alla fine degli anni 60, e per oltre un decennio ha raccolto migliaia di tifosi degli “irons”, uniti dalla passione per la propria squadra, ma soprattutto dalla voglia di difenderne a ogni costo l’onore. Il libro ripercorre gli anni ruggenti di questo grande gruppo, che raccoglieva ogni settimana la gran parte dei giovani dell’est della capitale: le partite ad Upton Park, quando si lottava per occupare il settore occupato dai tifosi ospiti, ma soprattutto le trasferte in tutto il paese, con la speranza di farsi valere anche in zone sconosciute; dalle risse di Brighton, fascinosa città sul mare, ai lunghi viaggi al nord, Manchester su tutti, fino ai caldissimi derby londinesi, il più sentito dei quali è quello con l’odiato Millwall, la I.C.F. dominava l’intero panorama calcistico, e anche se i risultati della squadra erano spesso mediocri, la classifica delle firm la vedeva sempre al primo posto. Un libro resoconto dell’hooliganismo, fenomeno di massa e cronico problema che in Inghilterra cominciarono a prendere in considerazione solo dopo le stragi di Hillsbrough e dell’Heysel; scritto bene, esalta ovviamente la fazione West Ham, non citando praticamente mai le battaglie perse. Comunque molto bello, sicuramente appassionante.

giovedì 20 marzo 2014

BORUSSIA VS BORUSSIA


Dopo aver atteso più di tre mesi, Lucien Favre difficilmente credeva di interrompere l’infinita striscia di partite senza vittorie a Dortmund, contro una squadra in salute e galvanizzata dal quasi certo passaggio ai quarti di Champions, messo in cascina dopo il 2-4 di San Pietroburgo. Invece, contro tutti i pronostici, il Monchengladbach è riuscito a espugnare per due reti ad una il Westfalenstadion, violato per la quarta volta in stagione; i “fohlen”, reduci dal ko interno contro l’Augsburg della scorsa settimana, hanno sfoderato una grande prestazione, sicuramente la migliore del 2014, dominando i gialloneri di Klopp per tutto il primo tempo, e sfruttando al meglio le ripartenze che tanti punti avevano fruttato nel girone d’andata. Il gol di Raffael, al tredicesimo centro in campionato, ha spianato la strada ai neroverdi, mentre il raddoppio è arrivato per merito di Kruse, che ha cancellato un periodo personale difficile con una rete meravigliosa, seguita da un’esultanza quanto mai simbolica. Da quel momento Lewandowski e compagni hanno cercato la reazione, ma Ter Stegen non è quasi mai stato impegnato, e il gol di Jojic, il secondo con la maglia dei vicecampioni d’Europa, è arrivato solo grazie ad una sfortunata deviazione del portoghese Dominguez, altrimenti perfetto in coppia con l’imperioso Stranzl. L’assedio finale non ha cambiato il risultato, e il triplice fischio è arrivato come una liberazione per la squadra di Favre, finalmente giunta alla fine di un tunnel che sembrava infinito. I “puledri”, nella settimana della firma di Sommer come prossimo portiere, bissano così il successo dell’andata, peraltro giunto grazie agli stessi marcatori, si rilanciano in zona Europa League e tornano a sperare, mentre per Klopp ci sarà da riflettere, ed il ritorno con lo Zenit sarà già un banco di prova importante per una squadra costantemente alla ricerca della continuità.

mercoledì 12 marzo 2014

UNA FAVOLA DI NOME WIGAN


Camminando per il centro di Wigan, centro tessile del Lancashire a due passi da Manchester, se chiedete ai passanti se credono ancora alle favole, non vi prenderanno per pazzi, ma vi diranno senza indugi di si, che da quelle parti tutti si sentono ancora un po’ bambini. E d’altro canto, vincere una FA Cup, peraltro primo titolo della storia del club, con una squadra che tre giorni dopo retrocede in Championship non è da tutti, e farlo poi contro la grande Manchester, che agli abitanti di Wigan dà lavoro da secoli, rende la cosa ancora più affascinante e a suo modo magica, soprattutto considerando che i successi sportivi cittadini erano sempre stati appannaggio della fortissima squadra locale di rugby. Dopo l’inaspettato quanto meritato trionfo di Wembley di quasi un anno fa, in questa stagione i “latics” si sono trovati ad affrontare nuovamente il campionato di seconda serie, che storicamente gli appartiene molto più della Premier League. Salutato Roberto Martinez, migrato un po’ più a ovest per allenare, con ottimi risultati, l’Everton, la dirigenza ha deciso di puntare sul tedesco Uwe Rosler, discreto ex attaccante di Bundesliga e non solo, che ha fatto le sue fortune, guarda caso, con la maglia azzurra del Manchester City, con la quale ha segnato cinquanta gol in quattro stagioni. Partiti con l’obiettivo di centrare i playoff, Fortuné e compagni stanno viaggiando a buone medie in un campionato come al solito combattutissimo, che come sempre darà i suoi verdetti solo alla quarantaseiesima giornata; da detentori del più antico trofeo del mondo, i “latics” hanno anche partecipato, senza fortuna, al girone eliminatorio di Europa League, venendo eliminati nonostante fossero inseriti in un girone sulla carta molto abbordabile. Ma è in coppa che il miracolo si sta compiendo, di nuovo. Dopo aver avuto la meglio solo nel replay del MK Dons, squadra sorta dieci anni fa dalle ceneri del vecchio Wimbledon (poi salvato dai propri tifosi), i biancoblu hanno avuto la meglio su due squadre della massima serie: prima il Palace, battuto al DW Stadium, e poi negli ottavi il Cardiff, sconfitto 2-1 a domicilio. L’accesso ai quarti è stato già di per sé un successo clamoroso, e il sorteggio con il Manchester City ha acquisito da subito il gusto della rivincita per gli uomini del presidente Mansour; ma è proprio all’Etihad che l’imponderabile si è consumato per la seconda volta in meno di dodici mesi; seguiti da migliaia e migliaia di supporters, i ragazzi di Rosler sono passati subito in vantaggio con il rigore trasformato da Jordi Gomez, raddoppiando in avvio di ripresa con la spaccata vincente di Perch. Lo stupore generale di Aguero e compagni si è trasformato ben presto in rabbia agonistica allo stato puro, e nell’ultima mezzora, dopo che Nasri ha dimezzato lo svantaggio, i “citizens” si sono riversati in attacco, sfiorando a più riprese un pareggio che a rigor di logica avrebbero strameritato. Ma si sa, il bello del calcio è anche questo, e il fischio finale ha dato il là alla festa di tutti i sostenitori dei “latics”, increduli di essere riusciti per due volte in così poco tempo, e in appuntamenti tanto importanti, ad aver ragione di una delle squadre più forti del mondo. Non era una finale, ma per il Wigan questo successo equivale quasi ad un altro trofeo, e seppur il cammino resti in salita, il sogno di bissare il trionfo dello scorso anno resta vivo negli occhi di tutta la città.

venerdì 7 marzo 2014

UN MAGICO NUMERO SETTE


“Non esiste quella robaccia, la magia”, diceva il burbero zio Vernon a Harry Potter, dopo che quest’ultimo aveva inconsapevolmente aizzato un boa contro suo cugino allo zoo. Zio Vernon, in quella fantastica avventura, era stato ampiamente smentito dai fatti e dal nipote; noi, noiosi realisti con i piedi ancorati stabilmente ad un mondo al quale è difficile sognare, difficilmente potremmo sperare in una lettera da Hogwarts, ma nessuno può negare, proprio nessuno, che veder giocare Luis Suarez abbia qualcosa di magico. Il numero sette del Liverpool sta giocando probabilmente la sua migliore stagione in carriera, trascinando i “reds” a lottare per il titolo dopo anni di anonimato; insieme a Sturridge, che come un novello Ronald Weasley gode della celebrità del compagno, venendo a sua volta inondato da poteri eccezionali, forma la coppia più forte della Premier League, un binario 9 e ¾ irraggiungibile ai comuni mortali, i noiosi babbani. Eppure l’anno per “el conejo” non era iniziato nel migliore dei modi: come l’eroe nato dalla penna di JK Rowling infatti, anche Luis nutre una grande passione per l’infrangere le regole, e il morso a Ivanovic dello scorso anno lo ha condannato a saltare per squalifica la prima parte della stagione, negando al Liverpool, la sua “casa”, la possibilità di guadagnare quei punti che a fine anno saranno decisivi. Si, perché come nel castello, anche sui terreni inglesi la corsa alla coppa è ridotta a quattro squadre: oltre agli scousers, nobili e coraggiosi come solo un Grifondoro può essere, ci sono Arsenal e Manchester City, le valorose incognite che si notano poco ma ci sono sempre, e soprattutto l’odiato Chelsea, che come un astuto Serpeverde di blu vestito è il meno spettacolare ma il più acerrimo dei nemici. E come Draco Malfoy, che nella saga fa di tutto per risultare antipatico al nostro eroe, anche Luis ha un nemico che non ha paragoni con gli altri: José Mourinho, che tante volte lo ha sfidato e spesso, da presuntuoso qual é, lo ha accusato di vigliaccherie della peggior specie, tra tutte quella di essere un tuffatore. Ma Harry, pardon Luis, non si è mai fatto abbattere dalle dicerie, lasciando che gli scivolassero addosso e prendessero il volo come i gufi, guarda caso loro, che a Hogwarts consegnano la posta. Suarez quest’anno ha dimostrato di essere dominante ovunque, da St Mary’s fino a Goodison Park, foresta proibita per molti attaccanti; ma è Anfield Road il suo rifugio sicuro, il suo dormitorio nella torre: qui Luis ha azzannato quasi tutti gli avversari, dimostrando più di una volta di essere l’unico a certi livelli, l’unico come solo i più grandi, a parlare una lingua ai più sconosciuta. No, non il serpentese; quella del Calcio, con la C maiuscola. Datemi retta: il sabato pomeriggio, se non avete come scusante qualche noioso impegno babbano, mettetevi comodi, accendete il televisore e sintonizzate la vostra antenna sulla zona di Stanley Park, precisamente su Anfield Road; ve lo garantisco, non ci vorranno sette anni. Sette è solo il numero della maglia, quella rossa, che dovrete seguire attentamente. E magari, anche pochi minuti saranno sufficienti; vi fermerete a riflettere, e penserete che quella robaccia, la magia, forse esiste veramente.

martedì 4 marzo 2014

PREMIER LEAGUE REVIEW


Nel weekend che ha consegnato il primo titolo in terra inglese a Manuel Pellegrini, con il suo City che nella finale di Coppa di Lega ha piegato 3-1 il Sunderland degli italiani, la Premier League non si è fermata, regalandoci una giornata che ha sorriso largamente al Chelsea; gli uomini di Mourinho, complice anche il rinvio del derby di Manchester (25 marzo la data del recupero), hanno sfruttato al meglio il turno, violando per tre reti ad una il campo dell’ultima della classe: al Craven Cottage, il Fulham di Magath, esordio casalingo per lui, ha tenuto un tempo, crollando nella ripresa sotto i colpi di Hazard e di uno straordinario Schurrle, autore di tutte le reti dei blues; solo per gli almanacchi il primo gol con la maglia dei londinesi per l’ex Everton Heitinga. A perdere invece una grande chance è l’Arsenal, che dopo la vittoria della scorsa settimana cade ancora in trasferta, sconfitto di misura dallo Stoke; al Britannia, che si conferma fortino quasi inespugnabile, decide un calcio di rigore di Walters, che condanna Giroud e compagni e dà respiro agli uomini di Mark Huges, che si portano a +6 sulla relegation zone. I gunners vengono così raggiunti al secondo posto dal Liverpool, sempre più in corsa per la lotta al titolo e in un periodo di forma smagliante: trascinati da un super Suarez, i reds vincono con un secco 3-0 a Southampton, condannando oltre misura la squadra di Pochettino, che ancora una volta, nonostante la netta sconfitta, ha giustificato una classifica che rimane splendida. Vincono con lo stesso punteggio, 1-0, anche Tottenham ed Everton, che continuano a viaggiare a ridosso della zona Champions; agli spurs basta un gol di Soldado servito alla grande da Adebayor per battere un Cardiff penultimo e sempre più in crisi, nonostante il cambio di panchina di inizio anno, mentre i toffees ringraziano Lukaku, al rientro da oltre un mese, che col decimo centro stagionale stende un coriaceo West Ham. Ben più netta invece la vittoria del Newcastle, straripante sul campo dell’Hull; i magpies vincono per 4-1, ma rischiano di perdere il manager Pardew, autore di un brutto gesto nei confronti di un giocatore avversario, con la FA che deciderà nei prossimi giorni la punizione da adottare; i tigers devono invece guardarsi indietro, perché la lotta in coda si fa sempre più serrata, e il recupero tra Sunderland e WBA acquista ancora più importanza alla luce dei risultati del weekend: fanno infatti un solo piccolo passo avanti Swansea e Crystal Palace, che si annullano nel match del Liberty Stadium, mentre l’Aston Villa, nonostante lo svantaggio iniziale, regola tra le mura amiche il Norwich di Chris Hughton, staccandolo in classifica e salendo a quota 31.

martedì 25 febbraio 2014

VENTIDUESIMA GIORNATA BUNDESLIGA


Il ventiduesimo turno di Bundesliga ha regalato come sempre gol, spettacolo ed emozioni, consolidando l’ottima situazione di forma di alcune squadre e certificando la crisi di altre. Il Bayern Monaco ha dominato anche ad Hannover, rifilando ai sassoni un eloquente 4-0, con Muller, autore di una doppietta, sugli scudi; prosegue quindi senza intralci la corsa al titolo degli uomini di Guardiola, che salgono addirittura a +19 sul secondo posto: il Leverkusen infatti, che mantiene comunque la piazza d’onore, crolla 3-1 a Wolfsburg, e dopo la disfatta di Champions League col Psg, continua il momento no anche in campionato; volano invece i “lupi”, una delle squadre più in salute, che con i tre punti si portano a ridosso del quarto posto, occupato dallo Schalke. Gli uomini di Keller, nell’anticipo del venerdì, non sono andati oltre lo 0-0 casalingo con l’ostico Mainz, che si conferma squadra solidissima, fallendo la possibilità di superare i cugini del Dortmund, travolti clamorosamente ad Amburgo, crollati sotto i colpi dei “rothosen”, rinfrancati dall’arrivo in panchina di Mirko Slomka. Per Lewandowski e compagni brutta battuta d’arresto anche in previsione della difficile trasferta europea contro lo Zenit di  San Pietroburgo. A ridosso delle prime posizioni è bagarre anche per la zona Europa League: il Monchengladbach continua il momento negativo, facendosi rimontare in casa due gol dal modesto Hoffenheim, perdendo la possibilità di ritrovare quella vittoria che manca ormai da metà dicembre; staccato di un punto, a quota 34, un solido terzetto; il Mainz di Tuchel, ma anche l’Augsburg, che con un finale straripante espugna il Mage Solar di Friburgo, e l’Herta Berlino, che passa a Stoccarda grazie a una rete di Wagner nel finale. Nella parte bassa della graduatoria, altra vittoria per il Norimberga, che dopo aver concluso il girone d’andata senza successi, trova la quarta affermazione nelle ultime cinque giornate, e si issa in una posizione più tranquilla; al Grundig Stadion, nel festival dei rigori sbagliati, ben tre, i bavaresi affondano in rimonta il Brauschweig, sempre più ultimo; infine, scialbo 0-0 tra Francoforte e Werder Brema, un punto che non soddisfa nessuno, ma che serve almeno a muovere una classifica che resta comunque deficitaria. L’appuntamento è per il prossimo weekend, con il clou che vedrà di fronte il Bayern e lo Schalke; inoltre, importantissimi scontri salvezza a Brema, dove sarà di scena l’Amburgo in un pentitissimo derby del nord, e tra Stoccarda e Eintracht Francoforte, sfida che mette ancora più pepe alla già combattutissima lotta per non retrocedere.

giovedì 20 febbraio 2014

CHAMPIONS LEAGUE REVIEW


C’erano una volta il fattore campo, i fortini inespugnabili e gli 1X scontati; l’andata dei primi quattro ottavi di finale di Champions League ha smentito categoricamente questo ricorso storico, contraddicendolo in tutte le sfide; quattro vittorie esterne, e solo in un caso, quello del Milan, la squadra di casa è uscita dal proprio campo con una sconfitta immeritata. Si è cominciato martedì all’Etihad con Manchester City-Barcellona, partita dal sapore di finale anticipata; Pellegrini ha pagato a caro prezzo la scelta di snaturare l’istinto offensivo della sua squadra, difendendo a oltranza lo 0a0 e rinunciando praticamente ad attaccare, con l’intento di andarsi a giocare il passaggio del turno al Camp Nou. È vero che la svolta del match è arrivata in seguito ad una doppia interpretazione negativa dell’arbitro, che ha di fatto regalato il vantaggio ai blaugrana, ma gli uomini del “Tata” Martino hanno dominato in lungo e in largo la partita, tenendo sempre in mano il pallino del gioco e concedendo poco o nulla agli abulici avanti dei “citizens”; con un Messi finalmente ritrovato dopo gli infortuni, il Barca torna prepotentemente tra le principali candidate al trofeo, e il ritorno di marzo si presenta come una semplice formalità, o quasi. Ancora più facile sarà il compito per il Psg, che ha superato il Bayer Leverkusen con uno straripante 4a0; alla BayArena è andato in scena un match senza storia, con gli uomini di Blanc nettamente superiori e già avanti dopo pochi minuti con Matuidi, splendidamente imbeccato da Verratti; la doppietta di Ibrahimovic, mai come quest’anno decisivo anche in coppa, ha chiuso la sfida già al termine della prima frazione, e la ripresa è stata pura accademia, ed è servita a Cabaye per firmare il suo primo gol con la maglia dei parigini; non pervenuti Kiessling e compagni, impresentabili e immaturi per questi livelli; ora la squadra di Sami Hyypia tornerà a concentrarsi sul campionato, dove è in forte flessione, mentre la testa di Blanc è già al prossimo sorteggio. Nella serata di ieri si sono giocate due partite più equilibrate, ma con esiti simili; all’Emirates, il Bayern Monaco campione di tutto si è imposto per due reti a zero sull’Arsenal, generoso ma ancora molto lontano dai bavaresi. I rigori sbagliati nel primo tempo, uno per parte, sembravano il prologo ad una serata senza reti, ma nella ripresa ci ha pensato Kroos con una prodezza a sbloccare il risultato; Ozil e compagni, ridotti in 10, si sono rintanati a ridosso della propria area, a difendere un passivo non così pesante, ma in prossimità del novantesimo il gol di Muller ha di fatto chiuso il discorso qualificazione. Onore ai “gunners”, ma anche quest’anno battere il Bayern sarà un’impresa per chiunque. Infine, nell’unico ottavo con un’italiana in campo, il Milan ha ceduto di misura all’Atletico Madrid, che si è preso il massimo risultato con il minimo sforzo; buona la prova dei rossoneri, autori di un primo tempo ottimo ma molto sfortunato con due legni colpiti in seguito a due super parate di Courtois, che si conferma uno dei migliori portieri al mondo; nella seconda frazione gli uomini di Seedorf sono calati dal punto di vista fisico, ma hanno quasi sempre gestito il match senza patemi, lasciando pochissimo spazio ai fortissimi spagnoli. Il gol beffa è arrivato a pochi minuti dallo scadere, con Diego Costa abile a sfruttare al meglio un errore di Abate infilando in rete di testa. Al Calderon sarà durissima, ma la buona prestazione lascia qualche speranza a Balotelli e compagni, che con un po’ di fortuna, quella che è mancata ieri sera, possono ancora farcela.

martedì 18 febbraio 2014

IL MALEDETTO UNITED


Brian Clough. Un nome che probabilmente non dice niente ai giovani inglesi, ma che sicuramente dice tutto a quelli un po' meno giovani che hanno avuto la fortuna di vivere i meravigliosi anni 70 e 80. Brian Clough. Uno dei più grandi allenatori del calcio d'oltremanica, capace di portare sul tetto d'Europa il Nottingham Forest per due anni consecutivi, capace di vincere un campionato di First Division con il Derby County, e in grado di catalizzare sempre l'attenzione dei giornali e delle tv, di essere amato o odiato da tutti, ma a nessuno indifferente. David Peace racconta la sua storia in questo meraviglioso romanzo, che si concentra in particolar modo sul duello Derby County-Leeds, la squadra che domina in Inghilterra quando Brian Clough appende suo malgrado gli scarpini al chiodo, abbandonando una carriera prestigiosa in seconda divisione, e inizia ad allenare. Il primo campionato deludente nelle Midlands, la paura di non essere pronto per un ruolo così difficile e stressante; poi, con l'aiuto dell'inseparabile Peter Taylor, scopritore di talenti e impareggiabile amico, la svolta: la vittoria nella seconda divisione, con la conseguente promozione e il sogno di partecipare al massimo campionato inglese che si diventa realtà; a pochi mesi di distanza, un'altra grande vittoria dopo una stagione memorabile, e questa volta nella massima serie; la qualificazione alla Coppa dei Campioni, ma soprattutto l'orgoglio di essere i campioni di Inghilterra, primi davanti al Leeds, il maledetto United di Don Revie. Ma poi, come a volte capita, i grandi amori finiscono, e nonostante le proteste dei suoi giocatori, che voltano la schiena alla società pur di rimanere al suo fianco, Brian Clough viene cacciato, e si ritrova dal giorno alla notte disoccupato. La speranza è che il telefono suoni presto, magari a proporgli quella panchina che tanto sogna, quella della nazionale inglese. Ma la federazione sceglie proprio Don Revie al posto di Clough, proprio l'odiato nemico che per anni ha tolto il sonno a Brian; si apre però un'altra possibilità, proprio quella di allenare il Leeds. Nessuno ci andrebbe mai, non dopo aver insultato pubblicamente per mesi la squadra dello Yorkshire, ma Brian Clough ama le sfide, e non può far altro che accettare, e accomodarsi sulla panchina che odia di più al mondo.

sabato 15 febbraio 2014

FA CUP PREVIEW


Dopo il turno infrasettimanale disputato tra martedì e mercoledì, con le partite di Manchester e Liverpool rinviate a causa del forte vento che ha investito il nord ovest del paese, la Premier League si ferma per lasciare spazio alla Fa Cup, che entra nel vivo con la disputa degli ottavi di finale. Si comincia oggi alle 13.45 con Sunderland-Southampton, due squadre della massima serie che vivono però momenti opposti: se i Black Cats infatti, dopo un ottimo inizio di 2014, hanno nuovamente arrestato la propria marcia, ripiombando in pieno nella “relegation zone”, gli uomini di Pochettino continuano a stupire, e la vittoria di Hull targata José Fonte ha cementato ancor di più una classifica straordinaria, che dalle parti della città portuale non apprezzavano da tempo. Alle 16 scende in campo il Cardiff, tutt’altro che rivitalizzato dalla cura Solskjaer; i Blue Birds, che hanno fallito la possibilità di dare un senso alla propria stagione perdendo nettamente il derby con lo Swansea, ricevono tra le mura amiche il Wigan, squadra si di seconda divisione, ma clamorosamente detentore della coppa, che cercherà ancora una volta di onorare al meglio. In contemporanea, all’Hillsborough di Sheffield, intrigante match tra Wednesday e Charlton Athletics. Owns e Addicks hanno abbandonato da tempo il luminoso palcoscenico della Premier, ma hanno l’occasione di regalare ai propri tifosi un sognato chiamato quarti di finale. Alle 18.15 va in scena invece la sfida più attesa del weekend, quella tra Manchester City e Chelsea; all’Etihad si affrontano la terza e la prima della classe in campionato, potenzialmente in testa a pari merito vista la partita da recuperare per gli uomini di Pellegrini. È una sorta di finale anticipata, ma è soprattutto la rivincita del match di due settimane fa, quando il Chelsea, sfoderando probabilmente la miglior prestazione dell’anno, si impose in trasferta per 1a0, grazie alla rete siglata da Ivanovic. È la partita che chiude il programma del sabato, e promette spettacolo e tanti gol, come sempre quando Touré e compagni giocano in casa. La domenica si apre con la sfida delle 14.30 di Goodison Park, dove l’Everton ospita lo Swansea in un altro incontro tra squadre di Premier; i Toffees, reduci dal rinvio di mercoledì, puntano molto sulla coppa, e aspettano con ansia il rientro di Lukaku, fondamentale per tutte le manovre offensive. Dall’altra parte, Garry Monk, che ha sostituito sulla panchina degli swans Micheal Laudrup, ha esordito con la splendida vittoria nel derby gallese e il buon pareggio del Britannia contro lo Stoke, e spera quindi di mantenere la sua personale imbattibilità. Alle 16 va in scena invece un match che rievoca grandi duelli del passato; a Bramall Lane scendono in campo Sheffield Utd e Nottingham Forest; i blades, scivolati nell’anonimato della League One, sperano di proseguire il cammino per ridare un po’ di visibilità al club, ormai in declino, mentre il Forest, che lotta come sempre negli ultimi anni per acciuffare la promozione in Premier, spera di rivivere, almeno in parte, i fasti d’oro dell’epoca Brian Clough. A chiudere, un’ora più tardi, altra attesissima rivincita: quella tra Arsenal e Liverpool, con i Gunners che hanno ancora negli occhi l’umiliante 5a1 subito sette giorni fa sulle rive della Mersey. Ozil e compagni hanno confermato la difficoltà a vincere gli scontri diretti, e il calo dell’ultimo periodo è coinciso con il sorpasso subito in vetta alla classifica; al contrario, gli uomini di Brendan Rodgers sono tornati pienamente in corsa per il titolo, e la forma straripante con la quale si presentano all’Emirates fa pendere dalla loro parte l’ago della bilancia. Il Monday night ci regalerà invece l’ultima squadra che si qualificherà per i quarti, con il confronto abbastanza inedito tra il Brighton e l’Hull City; i Tigers sono invischiati nella lotta per non retrocedere dalla massima serie, ma con gli acquisti di Jelavic e soprattutto Long hanno maggiori possibilità di raggiungere l’obiettivo, mentre i seagulls, vera sorpresa degli ultimi anni in Championship, vanno alla ricerca di un risultato importante, con la speranza di tornare a giocarsi la finale a 31 anni dall’ultima e unica volta, quando si arresero al Manchester United solo al replay. Otto sfide dunque, tutte a loro modo bellissime e imperdibili, con il sogno di Wembley ancora lontano, ma che comincia a stagliarsi all’orizzonte per le squadre superstiti, alla conquista del trofeo più bello e antico d’Inghilterra.

mercoledì 12 febbraio 2014

100... NON DI QUESTE GIORNATE


Per la sua centesima sulla panchina del Borussia Monchengladbach, Lucien Favre si aspettava una vittoria dai suoi ragazzi; è arrivata invece una sconfitta, la terza consecutiva, che certifica una crisi ormai aperta in casa Borussia, con l’ultimo punto raccolto nel weekend prima di Natale grazie al 2a2 casalingo contro il Wolfsburg. I fohlen sono caduti per la seconda volta in casa, battuti da un Bayer Leverkusen in ripresa, e che consolida il secondo posto in classifica alle spalle dell’inarrivabile Bayern di Guardiola. Male invece Kruse e compagni, che hanno perso lo smalto del girone d’andata, faticando continuamente nella costruzione della manovra e rendendosi quasi mai pericolosi dalle parti di Leno; l’attacco è sembrato spesso disunito, e sia Herrmann che Arango sono andati a fiammate, mentre l’ex Dinamo Kiev Raffael non è mai entrato in partita; negativa anche la prova dei due centrali di centrocampo, spesso in inferiorità numerica contro i forti mediani delle “aspirine”. Il gol di Son, peraltro molto bello, è arrivato a metà ripresa, ma per tutto il match la squadra di Sami Hyypia aveva destato buone impressioni, impensierendo in più di un’occasione Ter Stegen, comunque reattivo e molto concentrato nonostante le continue sirene di mercato che lo riguardano. Il risultato nel complesso è giusto, e rispecchia i valori delle due squadre; ora Favre dovrà lavorare molto sulla testa dei suoi giocatori, che dopo le sette affermazioni consecutive, hanno raccolto solo un punto nelle ultime tre sfide disputate al Borussia Park. Il campionato dei “puledri” resta comunque straordinario, sicuramente sopra ogni aspettativa, ma se si vuole puntare ad un posto in Europa è arrivato il momento di cambiare marcia, e già sabato, con la non agevole trasferta di Brema, la squadra del tecnico svizzero dovrà ricominciare a correre, per riconquistare il terreno perduto in questo difficile avvio di 2014.

martedì 11 febbraio 2014

CELLINO-LEEDS: PASTICCIO "ALL'ITALIANA"

La tanto attesa ufficialità è arrivata con un comunicato apparso sul sito del club, che attesta come Massimo Cellino sia ora il proprietario del Leeds United FC, e ne detenga il 75% delle quote, mentre il rimanente 25% resta nelle mani della GHF Capital, società che controllava per intero il club dello Yorkshire. Si è chiusa così la telenovela che da giorni stava infiammando l’asse Cagliari-Leeds, e che era ormai diventata come la classica commedia “all’italiana”, dove si ride per non piangere, e piena di personaggi bizzarri, ma a loro modo indimenticabili. Ma cerchiamo di mettere ordine nella vicenda, ricapitolando gli eventi: tutto nasce dall’idea dell’attuale presidente del Cagliari (che stando allo stesso Cellino sarà venduto a breve all’emiro qatariota Al Thani) di acquistare la squadra che milita in Championship, la seconda divisione inglese; idea non nuova, visto che già quattro anni fa l’imprenditore sardo era volato oltremanica con una valigia piena zeppa di sterline, ma a Londra, casa del West Ham, si era visto rifiutare la proposta di acquisizione del club, che aveva preferito vendere alla coppia Sullivan-Gold, ex proprietari del Birmingham City e ancora oggi al timone degli Irons. Dunque Cellino mette sul piatto la sua proposta di circa 25 milioni di sterline, e la GHF, ritenendola idonea, si dice pronta a lasciare subito campo all’uomo che in Italia ha fatto carriera nel settore agricolo; Cellino allora, nonostante l’ufficialità del passaggio di consegne non sia ancora stata messa nero su bianco, decide subito di non smentire la sua fama di mangiallenatori, e caccia dalla panchina dei peacocks Brian McDermott, amatissimo manager della squadra. L’intento è quello di portare sulla panchina di Elland Road  Gianluca Festa, intimo del presidente cagliaritano e già conoscitore del calcio inglese per aver giocato con le maglie di Middlesbrough e Portsmouth a cavallo del 2000. Il giorno dopo, 1 febbraio, la notizia si diffonde, scatenando le proteste di mezzo Yorkshire, con i tifosi che assediano il centro di allenamento inscenando una protesta contro il futuro proprietario del club ed il suo staff; ventiquattro ore dopo, sul sito appare la notizia che McDermott è di nuovo l’allenatore del Leeds United, e le acque, almeno per il momento, si calmano. Cellino però non demorde, e dichiara di voler procedere nell’acquisizione della squadra, che nel frattempo lotta contro la possibilità di finire in bancarotta, e sul campo stravince 5a1 il derby contro l’Huddersfield. A Cellino rimangono due scogli da superare: il primo, che l’imprenditore schiva miracolosamente, è il “fit and proper test”, ovvero l’inchiesta della Football League, che indaga per capire se una persona ha i requisiti per poter acquistare una squadra di calcio; nonostante la fedina penale ( Cellino è stato condannato per due volte dalla giustizia italiana) i fatti risalgono a più di dieci anni fa, termine fissato dalla FA per poter imputare una persona, e Cellino si salva. Il secondo, che lotta fino all’ultimo, è formato dalla cordata locale che viene istituita da alcuni imprenditori-tifosi, che sognano di prendersi la società, ma soprattutto di non vederla finire nelle mani di un personaggio ambiguo e malvisto dai tifosi, da sempre attaccati alle tradizioni e preoccupati di poter rivivere i problemi che Cellino ha spesso causato in Italia, tra tutti la questione mai risolta di Is Arenas. L’uscita dalla cordata di Flowers, uno dei pezzi forti, dà via libera al patron del Cagliari che, rintanato nella sua residenza di Miami, aspetta la risposta positiva della FA, e il 7 febbraio diventa ufficialmente il proprietario, tramite la società di famiglia Eleonora Sport Ltd, del glorioso ma decaduto Leeds United; una società che sotto la guida di Don Revie, alla fine degli anni Sessanta, ha vissuto la sua epoca d’oro, ma che oggi, con un proprietario come il vulcanico Cellino, vede il proprio futuro tutt’altro che roseo. 

lunedì 10 febbraio 2014

S&S, SECOND CHANCE


Dopo il mezzo passo falso di Birmingham dello scorso weekend, quando era stato fermato per 1a1 dal WBA, il Liverpool riprende la propria marcia, e lo fa nel modo più straordinario e inaspettato possibile, strapazzando per 5a1 l’ormai ex capolista Arsenal. Ad Anfield Road va in scena una partita memorabile, con i primi venti minuti che entrano di diritto nella leggenda reds; bastano 57 secondi a Skrtel per sbloccare il match, deviando di testa, in sospetto fuorigioco, una punizione dalla trequarti. Dieci minuti più tardi sempre lo slovacco, sempre di testa, trova una torsione straordinaria, infilando Szczesny per la doppietta; in cinque minuti, in rapida successione, arrivano poi i gol di Sterling e Sturridge, bravi ad approfittare dell’impresentabile, almeno oggi, difesa dei gunners, e sfruttando al meglio le perfette imbucate di Suarez e Coutinho. Il resto del primo tempo è accademia pura, con gli uomini di Brendan Rodgers straripanti in ogni zona del campo e più volte vicini al poker, mentre l’Arsenal fatica costantemente a costruire, non rendendosi praticamente mai pericolosa dalle parti di un inoperoso Mignolet. Nella ripresa la musica non cambia nonostante il triplo cambio apportato da Wenger, e dopo un’altra spettacolare azione, che mette a nudo tutti i limiti di Mertesacker, il giamaicano Sterling, vent’anni ancora da compiere, sigla la sua personale doppietta. Da qui in poi la partita si spegne gradualmente, e il “consolation goal” di Arteta, che trasforma un rigore causato da Gerrard, serve solo per gli almanacchi; nel finale i padroni di casa sfiorano più volte la sesta rete, e il triplice fischio finale è quasi una liberazione per Ozil e compagni. Non ha segnato Suarez, comunque da applausi così come Coutinho, e Sturridge ha fallito un paio di occasioni quasi banali per uno come lui, ma se il Liverpool si permette un’altra S&S da quattro gol come oggi, per i reds la corsa al titolo non è ancora finita, anzi, mentre la squadra del tecnico francese dovrà cancellare subito la giornataccia nel Merseyside e rialzare la testa, già dal turno infrasettimanale che si disputerà tra martedì e mercoledì.

martedì 4 febbraio 2014

SPESE CROATE... DAVVERO CONVENIENTI?


Sono passati sette mesi da quando, il primo luglio scorso, la Croazia è entrata ufficialmente a far parte dell’Unione Europea, che ne ha accettato la richiesta dopo aver valutato positivamente i requisiti del paese dell’ex Jugoslavia, secondo stato balcanico dopo la Slovenia a raggiungere l’indipendenza,  nel 1995.

Anche dal punto di vista calcistico l’apertura alla Croazia ha permesso di ottenere molti vantaggi, visto che tutti i calciatori di quella nazionalità hanno avuto la possibilità di essere acquistati dalle squadre europee, senza più andare a riempire uno dei “buchi” riservati ai calciatori extracomunitari. Anche in Italia si è approfittato di questa occasione, ma i risultati, quando si è da poco superata la metà stagione, non sono sempre stati all’altezza delle aspettative, anzi. Ma vediamo nel dettaglio come valutare le prestazioni dei calciatori croati: di quelli presenti anche lo scorso anno sono rimasti in due, ma hanno di certo peggiorato i loro voti; Mateo Kovacic, gioiellino dell’Inter classe 94, era stato fortemente voluto da Moratti, che aveva sborsato ben 11 milioni di euro per portarlo a Milano già nel gennaio scorso. L’ex Dinamo Zagabria, che aveva sorpreso in positivo nel girone di ritorno della passata stagione, ha trovato quest’anno poca continuità da titolare, e ha pagato molto i continui spostamenti tattici ai quali Mazzarri l’ha sottoposto; gli servirà una grande seconda parte di campionato per guadagnarsi i Mondiali, anche se in nazionale parte dietro ad un mostro sacro come Modric. Sempre a proposito di nerazzurri, ma questa volta quelli dell’Atalanta, anche Marko Livaja non è riuscito a dare continuità e ragione alle credenziali con le quali era arrivato in Italia, nel luglio del 2010; il giovane attaccante, nato nel 1993, ha fatto molto bene a Cesena, ma all’Inter, squadra che lo ha portato nel nostro paese, e con i bergamaschi, ha sempre faticato a trovare molto spazio, pagando più di una volta, oltre al modulo tattico adottato da Colantuono che lo penalizza, un comportamento fuori dal campo un po’ troppo sopra le righe; quest’anno per lui sotto sette presenze da titolare, ma quantomeno la soddisfazione di aver realizzato due gol, oltre ad una doppietta al Bari in Coppa Italia, contro Parma e Bologna. Tra i giocatori arrivati quest’anno dalla Croazia invece, l’unico ad essersi dimostrato pienamente all’altezza è Sime Vrsaljko, esterno destro di difesa classe 1992,; il Genoa, che lo ha acquistato nella sessione estiva di mercato, ha già ricevuto molte richieste ma, almeno fino a giugno, Sime non si muoverà. Abile nei cross e instancabile dal punto di vista fisico, Vrsaljko è il classico pendolino di fascia, adatto sia alla fase difensiva che a quella offensiva; ha trovato molto spazio ed è sempre stato impiegato dal primo minuto, diciassette presenze da titolare per lui, sia da Liverani che da Gasperini. È stato convocato per gli spareggi mondiali contro l’Islanda e con ogni probabilità andrà in Brasile, anche se difficilmente da titolare. Tra gli altri giocatori, l’unico a trovare un po’ di spazio è stato Ivan Kelava, venticinquenne portiere che l’Udinese ha acquistato dalla Dinamo Zagabria; complice anche l’infortunio di Brkic, l’estremo difensore è stato impiegato per tutta la prima parte di stagione, collezionando dieci presenze. Tuttavia, solo due volte è riuscito a mantenere la porta inviolata, sfoderando prestazioni non sempre all’altezza, e con il rientro del portiere serbo si è accomodato in panchina, dove presumibilmente passerà tutto il girone di ritorno. Sempre all’Udinese, società storicamente attenta alle giovani promesse, sono arrivati anche altri due ragazzi croati, entrambi classe 1992, Igor Bubnjic e Frano Milnar; se il primo è riuscito a giocare per intero la partita di inizio anno a Parma, il secondo non è nemmeno mai sceso in campo, ed entrambi faranno molta fatica ad essere presi in considerazione per le prossime sfide da mister Guidolin. Zero presenze, e anche poche convocazioni, le ha collezionate pure Josip Elez, diciannovenne difensore acquistato dalla Lazio in estate; l’ex Hajduk Spalato è stato impiegato soltanto nella formazione primavera, e dovrà cercare di mettersi in mostra al Torneo di Viareggio per guadagnarsi la fiducia di Reja. È da poco maggiorenne invece Tin Jedvaj, centrale difensivo ex Dinamo Zagabria; la Roma lo ha portato nella capitale con un investimento oneroso, ma fino a questo momento Garcia lo ha impiegato solo contro il Genova per una decina di minuti; l’età è dalla sua parte e gli addetti ai lavori ne parlano un gran bene, anche se un prestito a gennaio (è stato ad un passo dal Verona) avrebbe potuto giovare al giovane centrale. È arrivato in Italia preceduto da grandi aspettative anche Ante Rebic, ventenne, per il quale la Fiorentina ha messo sul piatto ben 4.5 milioni di Euro pur di strapparlo subito al RNK, la seconda squadra di Spalato; finora per il possente centravanti solo tre spezzoni di partita, ma si sa che i Della Valle hanno sempre pescato bene dall’Est Europa, per cui il ragazzo è decisamente da tenere d’occhio. Infine, tra i poco o anche meno impiegati, Josip Radosevic, centrocampista del Napoli di Benitez; il quasi ventenne, aggregato alla prima squadra da quest’estate, dopo sei mesi con le giovanili, ha collezionato una sola presenza da titolare, in Coppa Italia con l’Atalanta, ma dalle parti del Vesuvio ne parlano un gran bene, per cui già nel girone di ritorno potremmo vederlo all’opera più spesso.

Sono quindi da giudicare con riserva gli acquisti “croati” del campionato; come abbiamo visto, solo Vrsaljko è un titolare fisso, mentre altri non vedranno mai il campo sino a fine stagione. Tuttavia, sono tutti ragazzi molto giovani, e probabilmente almeno un paio, nei prossimi anni, potranno diventare dei veri talenti, per la gioia di chi, appena aperte le frontiere, è corso a comprarli.

sabato 1 febbraio 2014

TYNE WEAR DERBY

Il turno infrasettimanale di Premier League ci ha regalato tre meravigliosi derby: quello più atteso, sulle rive della Mersey, ha visto il Liverpool dominare per 4-0 i cugini dell’Everton in una partita senza storia, che ha messo ancora una volta in luce come la S&S, Suarez e Sturridge, sia la coppia di attaccanti più forti del campionato e come i Reds, seppur staccati, non possano assolutamente essere chiamati fuori dalla corsa al titolo. Nella capitale invece, in uno dei tanti derby londinesi, il colpo grosso lo ha fatto il West Ham, che ha bloccato sullo 0a0 il Chelsea a Stamford Bridge; gli irons hanno sofferto per tutto il match, ma il pari a reti bianche è di importanza capitale nella lotta salvezza. Infine, sempre nei quartieri bassi della graduatoria, spettacolare il 4a3 con cui l’Aston Villa ha piegato il WBA in un meraviglioso derby di Birmingham, grazie al terzo gol consecutivo, il settimo in stagione, dell’attaccante belga Benteke. Oggi, alle 13.45, il massimo campionato inglese torna con un altro attesissimo derby, sicuramente il più sentito nel nord-est del paese; il Tyne Wear Derby, dal nome dei fiumi che attraversano le due città, vedrà di fronte ancora una volta, la centocinquantesima dal 1883, Newcastle e Sunderland. Le 10 miglia che separano i due centri sono attraversate da molto più di un semplice odio calcistico, vista la rivalità politica che li divideva già nel XVII secolo, ai tempi della guerra civile. Ad oggi rimangono forti le tensioni soprattutto sul campo, e gli scontri tra le tifoserie non sono certo infrequenti; solo tre anni fa infatti vennero arrestate più di 100 persone dopo un pomeriggio di vera e propria guerriglia, culminata durante l’incontro con l’aggressione al portiere dei Magpies, Harper, da parte di un tifoso avversario. Dal punto di vista strettamente calcistico, al St James’ Park arriveranno due squadre in buona salute: le “gazze” di Alan Pardew, reduci dallo 0a0 in casa del Norwich, vogliono dare continuità ad un girone d’andata ben al di sopra delle attese, che le ha portate a ridosso della zona Europa. Dall’altra parte, i Black Cats arrivano all’appuntamento più importante della stagione sulla scia della vittoria di misura ottenuta in settimana allo Stadium of Light, dove hanno piegato lo Stoke City grazie al gol di Adam Johnson; gli uomini di Gus Poyet, per la prima volta in stagione, sono fuori dalla zona retrocessione, e una vittoria nel derby allontanerebbe ancora di più Borini e compagni dalla zona calda, visto anche il calendario odierno delle avversarie. I due manager hanno a disposizione tutta la rosa o quasi, ma mentre Pardew dovrà fare a meno di Remi, Coloccini e, per la seconda volta, di Cabaye, che ieri ha fatto il suo esordio con la nuova maglia del Psg, il tecnico dei biancorossi potrà contare anche sui nuovi acquisti Alonso, già impiegato in settimana, Vergini (anche un gol per lui nel Verona della promozione in B), e Ignacio Scocco, prolifico centravanti argentino, che dopo la remunerativa, almeno economicamente, parentesi negli Emirati Arabi, è pronto a rimettersi in gioco in un campionato di altissimo livello. Insomma, gli ingredienti di certo non mancano, come non mancheranno sicuramente lo spettacolo e i gol, storicamente garantiti da queste parti, per un derby che si annuncia come sempre meraviglioso, ricco di colpi di scena e, ovviamente, imperdibile.

lunedì 27 gennaio 2014

MERSEYSIDE DERBY

In riva al Mersey, come accade sempre per due volte all’anno, con qualche rara eccezione per sfide di coppa, domani sera il tempo si fermerà per un paio d’ore, per consentire a tutti i tifosi di vivere in apnea un altro meraviglioso derby tra Liverpool ed Everton. Dopo lo spettacolare 3-3 dell’andata a Goodison Park, forse la partita più bella di questa Premier League, si percorrerà attraversando Stanley Park il miglio che divide i due stadi, per accomodarsi nello splendido impianto di Anfield Road, casa dei reds. Il friendly derby, come viene chiamato per la scarsa rivalità tra le due tifoserie e le varie iniziative che annualmente coinvolgono i supporters, quest’anno torna ad essere una partita di importanza capitale anche ai fini della classifica, dopo che negli ultimi anni le due squadre non si erano mai trovate così in alto a questo punto della stagione. Entrambe infatti, sono pienamente in corsa per il quarto posto, e qualche sogno di puntare ancora più in alto, almeno per la squadra di Brendan Rodgers, è ancora concesso. Sia reds che toffees si presentano alla sfida reduci da un facile successo nel weekend di Fa Cup: il Liverpool ha piegato 2-0 il Bournemouth, mentre l’Everton ha dominato lo Stevenage, attualmente all’ultimo posto in terza divisione; tante saranno purtroppo le assenze, visto che Rodgers dovrà reinventarsi la difesa, mentre Roberto Martinez, oltre al lungodegente Gibson e a un Deulofeu difficilmente recuperabile, ha perso anche Bryan Oviedo, il duttile esterno costaricano che tanto bene stava facendo. Tuttavia la sfida che infiammerà la città dei Beatles si annuncia come sempre appassionante ed equilibrata, anche grazie alle tante storie particolari che contraddistinguono i giocatori che scenderanno in campo; su tutti Steven Gerrard, capitano di mille battaglie in maglia Liverpool e da sempre grande tifoso della squadra di cui indossa la maglia, e Leighton Baines, che la maglia rossa la tifa fin da quando era bambino, ma che ha sempre indossato quella blu dell’Everton, e proprio ieri ha ufficializzato il rinnovo del contratto fino al 2018. Non saranno mai conosciute e seguite in tutto il mondo come lo sono stati i Fab Four, ma Everton e Liverpool rimarranno sempre le due rappresentanti principali della città portuale, e domani sera, come accade da 120 anni, e ininterrottamente ogni stagione dal 1962, regaleranno ai propri tifosi uno spettacolo unico, come solo un derby può offrire.

venerdì 24 gennaio 2014

IL RITORNO DELLA BUNDES


Torna questa sera la Bundesliga, dopo oltre un mese di stop per la consueta pausa invernale. Il girone d’andata ha visto il dominio assoluto del Bayern Monaco, imbattuto e saldamente in testa alla classifica; saranno proprio i bavaresi di mister Guardiola, campioni di tutto in carica, ad aprire il primo turno del 2014, facendo visita al Borussia Monchengladbach. I fohlen, che saranno come al solito supportati dal meraviglioso pubblico del Borussia Park, hanno chiuso una sorprendente andata al terzo posto, e nonostante l’ultimo pareggio col Wolfsburg gridi ancora vendetta, sono una delle squadre più in forma del campionato, e gli ottimi risultati ottenuti nella tournèe in Turchia rendono ancora più interessante il match, che non si annuncia già scritto in favore dei campioni d’Europa. Sabato sarà poi il turno di quasi tutte le altre: il Leverkusen, secondo ma distanziato di ben sette punti dalla vetta, sarà ospite al Mage-Solar Stadion di Friburgo. Le “aspirine”, nonostante un calo abbastanza evidente nell’ultimo periodo dell’anno, rimangono comunque saldamente al secondo posto, e l’obiettivo Champions resta ampiamente alla portata per la squadra di Sami Hyypia. Domani pomeriggio sarà di scena anche il Borussia Dortmund, che affronterà al Signal Iduna Park l’Augsburg, allenato da mister Weinzierl. Contro i rossoverdi, autori di un girone d’andata sorprendente, la squadra di Jurgen Klopp cercherà la vittoria per iniziare al meglio il ritorno, ma soprattutto per cancellare definitivamente le opache prestazioni con cui ha concluso il 2013, un periodo che ha di fatto estromesso i giallo neri dalla corsa al titolo. Sempre alle 15.30 in campo anche il Wolfsburg, che tra le mura amiche sfiderà il modesto Hannover, che spera di invertire la rotta col tecnico turco Korkut, da poco subentrato a Mirko Slomka. Olic e compagni invece cercano punti importanti per l’Europa, coltivando ancora la speranza di poter essere a fine stagione tra le prime quattro. A chiudere il programma del pomeriggio la sfida di metà classifica tra Stoccarda e Mainz e il match salvezza tra Norimberga e Hoffenheim, con i bavaresi che hanno conquistato il poco ambito record di zero vittorie nel girone d’andata, mentre gli uomini di Marco Kurz vogliono riscattare la brutta sconfitta di Braunschweig con cui hanno chiuso l’anno nel peggiore dei modi. Sotto i riflettori, alle 18.30, interessante confronto tra Francoforte e Herta Berlino: l’Eintracht, quasi perfetto in Europa League, non è ancora riuscito ad ingranare la marcia giusta in campionato, mentre la squadra della capitale, che ha violato il campo del Borussia Dortmund nell’ultimo turno, non vuole abbandonare le posizioni a ridosso della zona Europa. La sfida si annuncia molto combattuta, come peraltro le due che si svolgeranno domenica pomeriggio: il primo posticipo opporrà al Weser Stadion il Werder Brema e l’Eintracht Braunschweig, mentre la sfida che chiuderà il programma di ritorno vedrà di fronte l’Amburgo, rivelazione in negativo finora, e lo Schalke 04, che dopo una partenza difficile ha cominciato a risalire in classifica, più vicino alle posizioni che gli competono. Subito prima contro terza dunque, ma non solo, perché tutte le sfide saranno equilibrate e appassionanti e lo spettacolo, come sempre in Bundesliga, non mancherà.