È un suicidio sportivo quello che è andato in scena
a Selhurst Park ieri sera. Il Liverpool, avanti di tre gol al quarto d’ora
della ripresa, con davanti a sé mezzora da vivere all’arrembaggio, con la
speranza di limare la differenza reti nei confronti del Manchester City, è
riuscito a farsi rimontare dal Crystal Palace, assolutamente senza più
ambizioni di classifica, ma capace di segnare tre gol in meno di dieci minuti,
condannando di fatto i reds ad un altro anno senza titoli, e a rimandare ancora
l’appuntamento con la vittoria della Premier che manca ormai da ventiquattro
anni. Fatale alla squadra di Brendan Rogers è stata la stanchezza, che nell’ultima
mezzora ha lasciato sulle gambe Suarez e compagni, incapaci di ripartire e
costretti a subire il ritorno delle eagles, che hanno cambiato volto dopo l’ingresso
di Gayle, l’uomo che fino a due anni fa, aspettando una chiamata importante,
faceva ancora il carpentiere per mantenersi. Eppure i primi sessanta minuti
avevano detto ben altro, con gli uomini del Merseyside scesi a Londra non solo
per vincere, ma per segnare più reti possibili, e mettere pressione ad Aguero e
compagni, oggi ancora più padroni del proprio destino. Nonostante le tantissime
occasioni, il primo tempo si è concluso con gli ospiti in vantaggio di una sola
rete, firmata da Allen; nella ripresa però, complice un calo evidente di
Jedinak e compagni, il Liverpool ha siglato due reti in pochi minuti con la
S&S, ed emblematiche sono state le esultanze trattenute e la corsa a
centrocampo con il pallone tra le braccia, chiaro segnale di non resa
nonostante il risultato apparentemente già in cassaforte. E in quei minuti,
appena dopo il trentunesimo centro stagionale di Suarez, i reds sembravano
veramente in grado di riaprire il discorso differenza reti, con una valanga di
occasioni che però non sono state sfruttate a dovere. Dopo dieci minuti di
sfogo però, la stanchezza ha cominciato ad appesantire le gambe, il centrocampo
ha smesso di sostenere le punte e si è arenato nella propria metà campo,
incapace di creare gioco; in quel momento il Crystal Palace, che sembrava morto
e sepolto, ha avuto la forza di reagire, e l’ingresso di Gayle ha cambiato
completamente il match: prima Delaney, con un tiro deviato da Jonshon, ha
accorciato le distanze, e poi proprio lo stesso ex Peterbrough ha messo a segno
la doppietta che ha mandato all’inferno il Liverpool e in paradiso, oltre ai
tifosi del Palace, anche il Manchester City. L’assalto finale dei reds, che hanno
però anche rischiato di perdere la partita, ha prodotto un paio di mischie
furibonde ma non ha dato frutti, e il triplice fischio finale ha messo quasi
sicuramente anche la parola fine sul campionato, visto che i citizens potranno
permettersi anche di fare quattro punti per vincere la seconda Premier League
negli ultimi tre anni.
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