lunedì 27 gennaio 2014
MERSEYSIDE DERBY
In riva al Mersey, come accade sempre per due volte
all’anno, con qualche rara eccezione per sfide di coppa, domani sera il tempo
si fermerà per un paio d’ore, per consentire a tutti i tifosi di vivere in
apnea un altro meraviglioso derby tra Liverpool ed Everton. Dopo lo spettacolare
3-3 dell’andata a Goodison Park, forse la partita più bella di questa Premier League,
si percorrerà attraversando Stanley Park il miglio che divide i due stadi, per
accomodarsi nello splendido impianto di Anfield Road, casa dei reds. Il friendly
derby, come viene chiamato per la scarsa rivalità tra le due tifoserie e le
varie iniziative che annualmente coinvolgono i supporters, quest’anno torna ad
essere una partita di importanza capitale anche ai fini della classifica, dopo
che negli ultimi anni le due squadre non si erano mai trovate così in alto a
questo punto della stagione. Entrambe infatti, sono pienamente in corsa per il
quarto posto, e qualche sogno di puntare ancora più in alto, almeno per la
squadra di Brendan Rodgers, è ancora concesso. Sia reds che toffees si
presentano alla sfida reduci da un facile successo nel weekend di Fa Cup: il
Liverpool ha piegato 2-0 il Bournemouth, mentre l’Everton ha dominato lo
Stevenage, attualmente all’ultimo posto in terza divisione; tante saranno purtroppo
le assenze, visto che Rodgers dovrà reinventarsi la difesa, mentre Roberto
Martinez, oltre al lungodegente Gibson e a un Deulofeu difficilmente
recuperabile, ha perso anche Bryan Oviedo, il duttile esterno costaricano che
tanto bene stava facendo. Tuttavia la sfida che infiammerà la città dei Beatles
si annuncia come sempre appassionante ed equilibrata, anche grazie alle tante
storie particolari che contraddistinguono i giocatori che scenderanno in campo;
su tutti Steven Gerrard, capitano di mille battaglie in maglia Liverpool e da
sempre grande tifoso della squadra di cui indossa la maglia, e Leighton Baines,
che la maglia rossa la tifa fin da quando era bambino, ma che ha sempre
indossato quella blu dell’Everton, e proprio ieri ha ufficializzato il rinnovo
del contratto fino al 2018. Non saranno mai conosciute e seguite in tutto il
mondo come lo sono stati i Fab Four, ma Everton e Liverpool rimarranno sempre
le due rappresentanti principali della città portuale, e domani sera, come accade
da 120 anni, e ininterrottamente ogni stagione dal 1962, regaleranno ai propri
tifosi uno spettacolo unico, come solo un derby può offrire.
venerdì 24 gennaio 2014
IL RITORNO DELLA BUNDES
Torna questa sera la Bundesliga, dopo oltre un mese di stop per la consueta pausa invernale. Il girone d’andata ha visto il dominio assoluto del Bayern Monaco, imbattuto e saldamente in testa alla classifica; saranno proprio i bavaresi di mister Guardiola, campioni di tutto in carica, ad aprire il primo turno del 2014, facendo visita al Borussia Monchengladbach. I fohlen, che saranno come al solito supportati dal meraviglioso pubblico del Borussia Park, hanno chiuso una sorprendente andata al terzo posto, e nonostante l’ultimo pareggio col Wolfsburg gridi ancora vendetta, sono una delle squadre più in forma del campionato, e gli ottimi risultati ottenuti nella tournèe in Turchia rendono ancora più interessante il match, che non si annuncia già scritto in favore dei campioni d’Europa. Sabato sarà poi il turno di quasi tutte le altre: il Leverkusen, secondo ma distanziato di ben sette punti dalla vetta, sarà ospite al Mage-Solar Stadion di Friburgo. Le “aspirine”, nonostante un calo abbastanza evidente nell’ultimo periodo dell’anno, rimangono comunque saldamente al secondo posto, e l’obiettivo Champions resta ampiamente alla portata per la squadra di Sami Hyypia. Domani pomeriggio sarà di scena anche il Borussia Dortmund, che affronterà al Signal Iduna Park l’Augsburg, allenato da mister Weinzierl. Contro i rossoverdi, autori di un girone d’andata sorprendente, la squadra di Jurgen Klopp cercherà la vittoria per iniziare al meglio il ritorno, ma soprattutto per cancellare definitivamente le opache prestazioni con cui ha concluso il 2013, un periodo che ha di fatto estromesso i giallo neri dalla corsa al titolo. Sempre alle 15.30 in campo anche il Wolfsburg, che tra le mura amiche sfiderà il modesto Hannover, che spera di invertire la rotta col tecnico turco Korkut, da poco subentrato a Mirko Slomka. Olic e compagni invece cercano punti importanti per l’Europa, coltivando ancora la speranza di poter essere a fine stagione tra le prime quattro. A chiudere il programma del pomeriggio la sfida di metà classifica tra Stoccarda e Mainz e il match salvezza tra Norimberga e Hoffenheim, con i bavaresi che hanno conquistato il poco ambito record di zero vittorie nel girone d’andata, mentre gli uomini di Marco Kurz vogliono riscattare la brutta sconfitta di Braunschweig con cui hanno chiuso l’anno nel peggiore dei modi. Sotto i riflettori, alle 18.30, interessante confronto tra Francoforte e Herta Berlino: l’Eintracht, quasi perfetto in Europa League, non è ancora riuscito ad ingranare la marcia giusta in campionato, mentre la squadra della capitale, che ha violato il campo del Borussia Dortmund nell’ultimo turno, non vuole abbandonare le posizioni a ridosso della zona Europa. La sfida si annuncia molto combattuta, come peraltro le due che si svolgeranno domenica pomeriggio: il primo posticipo opporrà al Weser Stadion il Werder Brema e l’Eintracht Braunschweig, mentre la sfida che chiuderà il programma di ritorno vedrà di fronte l’Amburgo, rivelazione in negativo finora, e lo Schalke 04, che dopo una partenza difficile ha cominciato a risalire in classifica, più vicino alle posizioni che gli competono. Subito prima contro terza dunque, ma non solo, perché tutte le sfide saranno equilibrate e appassionanti e lo spettacolo, come sempre in Bundesliga, non mancherà.
ALLA SCOPERTA DI: SANTIAGO GARCIA
Mauro Cetto, Nicolas Bertolo, Anselmo, Eran Zahavi, Franco
Vazquez, Mauro Boselli (ma alla fine, lo sapeva o no?), Carlos Labrin,
Alejandro Faurlin, Mauricio Sperduti (di nome e di fatto), Nelson, Ignacio
Lores Varela, Santiago Garcia, Mauro Formica…
La stagione 2012-2013 non è stata
indimenticabile per il Palermo; o forse lo è stata, perché, oltre alla
retrocessione, non si potranno mai dimenticare tutti questi giocatori che, chi
per tutto l’anno o chi per soli sei mesi, hanno contribuito con le loro
prestazioni, scarse, alla discesa in serie B della squadra rosanero. E pensare
che l’uomo mercato scelto da Zamparini per la scorsa stagione era Pietro Lo
Monaco, forse uno dei migliori sulla piazza, che ha vissuto gli apici della sua
carriera tra il Catania e la piccante intervista di Josè Mourinho, che fece di
tutto per fingere di non conoscerlo, riconoscendo implicitamente il suo immenso
valore. Fatto sta che Lo Monaco, che forse non è mai andato d’accordo con
Zamparini (ma d’altronde, chi è mai stato in sintonia per più di un mese con il
patron friulano), nelle due sessioni di mercato ha accolto nel capoluogo
siciliano quanto di peggio il calcio europeo potesse offrire, con un mix di
giocatori giovani e inesperti che ha sancito la retrocessione del Palermo,
formalizzata solo nelle ultime giornate, già alla fine del mercato di gennaio. Tra questi mancati campioni, di cui oggigiorno si sono perse
le tracce, almeno per qualcuno, ce n’è anche uno che, lontano dal Barbera e dall’Italia,
ha trovato la sua dimensione, e sta letteralmente facendo innamorare i tifosi
della sua squadra, il Werder Brema. Stiamo parlando di Santiago Garcia,
venticinquenne argentino, terzino mancino, all’occorrenza anche esterno alto.
Garcia è arrivato in Italia, proprio a Palermo, nella stagione 2010-2011, ma
dopo un campionato senza gloria è finito al Novara in prestito, per rientrare
alla casa madre nella passata stagione, quella culminata con la retrocessione.
Fa un po’ effetto pensare che anche a Novara, dove ha disputato il campionato
da titolare, segnando anche un gol al Milan, la sua stagione si sia conclusa
con la caduta in serie B, ma oggi Santiago sta facendo ricredere tutti, Palermo
in primis. Ceduto in estate, ancora in prestito, per divergenze con la società,
il laterale argentino si è accasato al nord della Germania, in quel Werder
Brema che fatica a dare continuità ai risultati delle stagioni scorse, e
viaggia costantemente nella parte medio bassa della Bundesliga, nonostante una
buona rosa e un entusiasmo pazzesco che spinge sempre i tifosi dei verdi a
riempire il Weserstadion. Partito un po’ in sordina, Garcia ha cominciato ad
ottenere la fiducia del tecnico Dutt, fino a diventare un titolare fisso, che
sulla corsia mancina sa difendere ma sa soprattutto spingere; le sue qualità di
velocista, unite ad una buona tecnica, lo hanno anche portato spesso nelle aree
avversarie, e i due gol realizzati finora, l’ultimo dei quali ha steso il Bayer
Leverkusen secondo, ne hanno accresciuto la stima da parte dei sostenitori di
casa, che ne hanno già fatto uno dei loro idoli. Ad oggi Santiago Garcia è uno dei migliori stranieri della
Bundesliga, sicuramente una delle sorprese di quest’anno, e anche se
difficilmente il Werder si toglierà grandi soddisfazioni, sicuramente lui
continuerà a mettersi in mostra, guadagnandosi il riscatto della dirigenza
degli “isolani del fiume” e le attenzioni di tante altre squadre, e magari, non
poniamo limiti alla provvidenza, anche le attenzioni di Alejandro Sabella, il coach
dell’Argentina, che nel ruolo ha tanti dubbi e nessuna certezza, e che quindi
un pensierino sull’esterno di Rosario potrebbe anche farlo. Difficilmente
Zamparini lo rivedrà a Palermo, e siamo sicuri che Garcia qualche sassolino
dalla scarpa se lo toglierà, zittendo anche quanti, in suo disonore, avevano
persino creato un gruppo su Facebook per sottolineare la sua mancanza di
qualità.
martedì 21 gennaio 2014
ARSENAL,
PRONTO PER IL GRANDE SALTO?
Dopo ventuno appassionanti giornate di Premier
League, l’Arsenal comanda ancora il campionato, anche se Manchester City e
Chelsea, rispettivamente a 1 e 2 punti dai Gunners in classifica, non mollano
la presa, pronti ad approfittare di ogni minimo passo falso della capolista. Il
cammino per gli uomini di Wenger è ancora lungo, ma ormai non si può più
considerare la squadra londinese come una sorpresa estiva, ma anzi una certezza
del campionato di quest’anno, e sicuramente Ozil e compagni lotteranno sino
alla fine per la vittoria; infatti, se nella prima metà di stagione i “cannoni”
dominavano gli avversari con lo spettacolo, distruggendoli anche con goleade,
ora capitan Vermaelen e gli altri non sempre riescono a far divertire il
pubblico, ma hanno comunque trovato quella solidità e quel cinismo che solo una
grande squadra può avere, e che ha permesso loro di rialzarsi dopo un mese
difficile come quello di novembre. A dimostrazione di ciò, dopo un Christmas
period comunque estremamente positivo, vengono in aiuto le ultime tre sfide
giocate, e vinte, dai Gunners: la prima, nel giorno di Capodanno, ha visto un
2-0 sofferto contro un coriaceo Cardiff, e i gol che hanno deciso la partita
sono arrivati nel giro di tre minuti; ne sono bastati invece 2, un paio di
settimane e uno splendido derby di coppa contro il Tottenham più tardi, per
abbattere al Villa Park l’Aston Villa, tramortito a cavallo della mezzora dall’uno-due
formidabile targato Wilshere e Giroud; sono serviti invece sei minuti, sabato
scorso, per sconfiggere il Fulham nel derby dell’Emirates, che ha visto in
Santi Cazorla, autore della doppietta decisiva, l’indiscusso protagonista.
Questo a significare che gli uomini del “Professore di Strasburgo” hanno
imparato ad “ammazzare” la partita, colpendo gli avversari in rapida
successione, e limitandosi poi a gestire il match, subendo solo raramente il
ritorno dei rivali. Due sono però le principali incognite che possono fermare l’Arsenal
nella corsa alla vittoria della Premier: gli infortuni, che hanno
caratterizzato anche il girone d’andata, hanno già tolto di mezzo Walcott per l’intera
stagione, e in una rosa relativamente corta quale è quella a disposizione di
Wenger potrebbero essere determinanti, anche se alcuni recuperi, quello di
Oxlade–Chamberlain in primis, saranno sicuramente un fattore di qui al termine
della stagione. Inoltre, gli impegni in Champions e Fa Cup porteranno un grande
dispendio di energie, anche psicologiche, e la squadra londinese sarà costretta
a scelte difficili; il sorteggio con il Bayern Monaco già agli ottavi non aiuta
il cammino in Coppa dei Campioni, ma l’Arsenal non parte certo battuto e, per
quanto riguarda la Coppa d’Inghilterra, oltremanica è considerata di enorme
prestigio vista anche la sua storia secolare, e sicuramente i Gunners non
snobberanno una competizione così bella e avvincente. Adesso l’Arsenal sarà
impegnato in un mese decisivo e pieno di scontri diretti, il vero tallone d’achille
del girone d’andata, e questo periodo sarà fondamentale per capire se, dieci
anni dopo l’ultimo trionfo, sarà finalmente pronto a tornare sul trono d’Inghilterra,
conquistando il titolo in quella che è la stagione più equilibrata ed
appassionante degli ultimi anni.
2013: CINQUE MOMENTI DA RICORDARE
Cinque mesi sono passati da quando, ad inizio
agosto, i cinque campionati più importanti d’Europa hanno preso il via, chi
prima e chi dopo; cinque mesi che hanno detto tutto e niente, che ci hanno dato
delle risposte, ma ci hanno anche fatto nascere molte domande. Cinque mesi che
hanno confermato come Juventus e Bayern Monaco siano ancora troppo forti per la
concorrenza di Serie A e Bundesliga, e forse come i bavaresi siano ancora
troppo forti anche per il resto d’Europa; cinque mesi che hanno stravolto le
abitudini di un campionato, la Liga, che negli ultimi anni aveva visto sempre e
solo due avversari contendersi il titolo, mentre ora le ipotetiche trionfatrici
sono tre; cinque mesi che hanno sottolineato quanto tutti i francesi già
sospettavano, ovvero che il Monaco non è ancora pronto, e che il Psg, Lille
permettendo, può volare verso la conquista della seconda Ligue 1 consecutiva.
Cinque mesi, infine, che hanno eletto, come se ce ne fosse stato bisogno, la
Premier League come campionato più bello del mondo, e l’edizione di quest’anno
come la più equilibrata e combattuta da almeno un decennio. Di questi cinque
mesi ho voluto scegliere i cinque momenti che ho ritenuto più belli,
emozionanti o comunque a loro modo particolari; uno per ogni campionato, per
salutare il 2013 con cinque bei ricordi, e per dare il benvenuto al 2014, che
si spera sarà un altro bellissimo anno di calcio.
Il primo lo dedico al Superclasico, il match che come ogni anno ha acceso i sentimenti di tutta la Spagna; era solo il 26 ottobre, ma come la storia insegna la partita è sempre lo spartiacque principale per il resto della stagione. Il gol di Sanchez è di per sé una meraviglia, una “vaselina” (come la chiamano in Spagna) perfetta, che si spegne alle spalle di un esterrefatto Diego Lopez, e che ammazza una partita bellissima, che nemmeno il gol del giovanissimo Jesé riesce a riaprire. C’è un momento però, forse ancora più bello della scucchiaiata del Nino Maravilla, sicuramente più toccante; è quello che precede il fischio d’inizio, quando tutto il Camp Nou si alza in piedi per produrre una delle coreografie più belle e allo stesso tempo più semplici di tutta la storia del calcio. “Forca Tito” scrive il popolo di Barcellona; un’immensa scritta su sfondi blaugrana e giallorosso, i colori del Barcellona e della Catalogna, ad omaggiare un allenatore, ma prima di tutto un uomo che, con il suo lavoro passato spesso inosservato, ha contribuito a rendere il Barca delle ultime stagioni forse la miglior squadra mai scesa su un campo di calcio. Una persona che ha saputo fare il suo mestiere in silenzio, e che in silenzio continua ancora oggi a combattere una battaglia ancora più grande, una battaglia per la vita.
Il secondo momento, che per la verità è una partita intera, visto che dura 90 minuti, è un omaggio al nuovo Psg, che nel 4-0 rifilato al Bastia il 19 ottobre scorso ha dimostrato al mondo intero quanto i suoi campioni, che l’anno passato si comportavano più da prime donne che da squadra, possano essere letali e straripanti se tutti uniti e determinati nel raggiungimento di un obiettivo comune. La straordinaria capacità con cui la squadra di Blanc, quel giorno, ha sottomesso i corsi, è l’emblema di una formazione, e di una società, che ha cambiato la menatlità poco vincente del primo anno, continuando sì le spese folli di mercato e gli acquisti in pompa magna, ma dedicandosi perlomeno ai giocatori giusti e più adeguati al progetto, non solo ai più costosi. La partita tra l’altro ci ha regalato anche due dei gol più belli messi a segno in questa prima metà di stagione: il tacco volante di Ibrahimovic, che avrà sicuramente fatto affiorare bei ricordi negli occhi dei tifosi interisti, e soprattutto riportato alla memoria quell’Inter-Bologna dell’ottobre 2008, e la splendida serpentina con palla depositata in rete di Cavani, a dimostrazione del fatto che, nonostante lo scetticismo che aleggiava sulla capitale francese, i due fenomeni, se non complementari, possono tranquillamente convivere (sospettiamo che l’umiltà del Matador faccia la sua parte) e che il Psg, quest’anno, abbia le carte in regola per arrivare in fondo a tutte le competizioni.
La terza fotografia più bella che questa seconda parte di 2013 lascia in archivio, è lo splendido colpo di tacco con cui Rodrigo Palacio stende il Milan, decidendo a pochi minuti dalla fine un derby brutto e dominato dalla paura. Si, perché al 22 dicembre le due milanesi sono arrivate con classifiche completamente diverse, ma con morali più simili di quanto la graduatoria potesse far pensare. Un avvio come mai nella storia per i rossoneri, costretti a rincorrere sin dalla prima giornata e a fare i conti con una rosa inadeguata soprattutto in difesa; la qualificazione agli ottavi di Champions non può giustificare una classifica disastrosa, e le premesse per il futuro prossimo non sono confortanti; dall’altra parte, la squadra che da poco non è più di Moratti ha iniziato alla grande il campionato, ma ha cominciato presto a ritovare la consueta discontinuità che da sempre la caratterizza. Un gol tante volte non vale più di un punto, ma mai come in questo caso la splendida giocata del “trenza” può cambiare le sorti di una stagione, e tanto Mazzarri, che vuole ridare slancio, anche grazie al neo presidente Thohir, a una piazza che sta cercando di ritrovare l’entusiasmo che Mourinho si è portato via con il suo addio, quanto Allegri, che ogni giorno lotta con le unghie e con i denti per tenersi ancorato alla panchina più scottante d’Italia, sperano che il derby, a suo modo, possa rappresentare la svolta in positivo della stagione.
Il quarto momento di grande emozione ce lo regala la Bundesliga, e precisamente il Friburgo, squadra che l’anno scorso ha sfiorato l’accesso ai preliminari di Champions League; quest’anno le cose ai confini della Foresta Nera non stanno andando così bene: la precoce eliminazione dall’Europa League e le grandi difficoltà in campionato sono il risultato di una squadra spesso allo sbando, poco produttiva davanti e inaffidabile dietro. Uno dei, pochi, punti di forza è Oliver Baumann, numero 1 e capitano della squadra di Christian Streich, oltre che ex portiere titolare della nazionale tedesca under 21. Il giovane Baumann, solitamente molto affidabile, è incappato nella sua giornata più nera il 27 ottobre quando, nella partita persa per 0-3 contro l’Amburgo, è stato il principale protagonista di tutti i gol degli anseatici, producendosi in errori a ripetizione e papere di ogni genere, che avrebbero abbattuto chiunque. Lui però è riuscito a rialzarsi, e il merito va anche allo splendido pubblico del Mage-Solar Stadion, che al termine della partita lo ha chiamato sotto la curva, intonando in suo favore cori e applausi, e regalandoci una scena bellissima, tanto anomala in Italia quanto emozionante da vedere.
L’ultimo momento da ricordare ci porta in Premier League, e anche in questo caso ci porta in mezzo ai tifosi, i bluebirds del Cardiff; blu per la verità non più, visto che da due anni a questa parte il colore sociale è diventato il rosso, come se da un giorno all’altro fosse possibile cancellare 105 anni di storia calcistica. L’artefice di questo misfatto è Vincent Tan, imprenditore malesiano che da due anni è al comando della squadra gallese, tornata nella massima divisione inglese dopo più di cinquant’anni e dopo una serie infinita di tentativi falliti. L’uomo del miracolo promozione, invece, è Malky Mackay, quarantaduenne scozzese già sulla panchina del Watford. Quest’anno le cose stavano andando abbastanza bene, sicuramente il Cardiff si stava facendo onore in un campionato così difficile, quando Tan, che ha dimostrato sin dall’inizio della sua gestione di capire poco di calcio, ha esonerato Mackay, inimicandosi ancora di più il popolo dei bluebirds, affezionato all’allenatore del grande salto, oltre che ai vecchi colori sociali; e la riconoscenza verso il manager è stata ampiamente dimostrata a Liverpool lo scorso 21 dicembre quando, dopo la netta sconfitta per 3-1 contro i “reds”, i supporters gallesi sono rimasti all’interno di Anfield Road per oltre un’ora, osannando lo storico timoniere e schierandosi apertamente contro Tan, a dimostrazione del fatto che, nonostante tutto, i tifosi di calcio ne capiscono eccome, e che, soprattutto, le tradizioni vanno sempre rispettate.
Il primo lo dedico al Superclasico, il match che come ogni anno ha acceso i sentimenti di tutta la Spagna; era solo il 26 ottobre, ma come la storia insegna la partita è sempre lo spartiacque principale per il resto della stagione. Il gol di Sanchez è di per sé una meraviglia, una “vaselina” (come la chiamano in Spagna) perfetta, che si spegne alle spalle di un esterrefatto Diego Lopez, e che ammazza una partita bellissima, che nemmeno il gol del giovanissimo Jesé riesce a riaprire. C’è un momento però, forse ancora più bello della scucchiaiata del Nino Maravilla, sicuramente più toccante; è quello che precede il fischio d’inizio, quando tutto il Camp Nou si alza in piedi per produrre una delle coreografie più belle e allo stesso tempo più semplici di tutta la storia del calcio. “Forca Tito” scrive il popolo di Barcellona; un’immensa scritta su sfondi blaugrana e giallorosso, i colori del Barcellona e della Catalogna, ad omaggiare un allenatore, ma prima di tutto un uomo che, con il suo lavoro passato spesso inosservato, ha contribuito a rendere il Barca delle ultime stagioni forse la miglior squadra mai scesa su un campo di calcio. Una persona che ha saputo fare il suo mestiere in silenzio, e che in silenzio continua ancora oggi a combattere una battaglia ancora più grande, una battaglia per la vita.
Il secondo momento, che per la verità è una partita intera, visto che dura 90 minuti, è un omaggio al nuovo Psg, che nel 4-0 rifilato al Bastia il 19 ottobre scorso ha dimostrato al mondo intero quanto i suoi campioni, che l’anno passato si comportavano più da prime donne che da squadra, possano essere letali e straripanti se tutti uniti e determinati nel raggiungimento di un obiettivo comune. La straordinaria capacità con cui la squadra di Blanc, quel giorno, ha sottomesso i corsi, è l’emblema di una formazione, e di una società, che ha cambiato la menatlità poco vincente del primo anno, continuando sì le spese folli di mercato e gli acquisti in pompa magna, ma dedicandosi perlomeno ai giocatori giusti e più adeguati al progetto, non solo ai più costosi. La partita tra l’altro ci ha regalato anche due dei gol più belli messi a segno in questa prima metà di stagione: il tacco volante di Ibrahimovic, che avrà sicuramente fatto affiorare bei ricordi negli occhi dei tifosi interisti, e soprattutto riportato alla memoria quell’Inter-Bologna dell’ottobre 2008, e la splendida serpentina con palla depositata in rete di Cavani, a dimostrazione del fatto che, nonostante lo scetticismo che aleggiava sulla capitale francese, i due fenomeni, se non complementari, possono tranquillamente convivere (sospettiamo che l’umiltà del Matador faccia la sua parte) e che il Psg, quest’anno, abbia le carte in regola per arrivare in fondo a tutte le competizioni.
La terza fotografia più bella che questa seconda parte di 2013 lascia in archivio, è lo splendido colpo di tacco con cui Rodrigo Palacio stende il Milan, decidendo a pochi minuti dalla fine un derby brutto e dominato dalla paura. Si, perché al 22 dicembre le due milanesi sono arrivate con classifiche completamente diverse, ma con morali più simili di quanto la graduatoria potesse far pensare. Un avvio come mai nella storia per i rossoneri, costretti a rincorrere sin dalla prima giornata e a fare i conti con una rosa inadeguata soprattutto in difesa; la qualificazione agli ottavi di Champions non può giustificare una classifica disastrosa, e le premesse per il futuro prossimo non sono confortanti; dall’altra parte, la squadra che da poco non è più di Moratti ha iniziato alla grande il campionato, ma ha cominciato presto a ritovare la consueta discontinuità che da sempre la caratterizza. Un gol tante volte non vale più di un punto, ma mai come in questo caso la splendida giocata del “trenza” può cambiare le sorti di una stagione, e tanto Mazzarri, che vuole ridare slancio, anche grazie al neo presidente Thohir, a una piazza che sta cercando di ritrovare l’entusiasmo che Mourinho si è portato via con il suo addio, quanto Allegri, che ogni giorno lotta con le unghie e con i denti per tenersi ancorato alla panchina più scottante d’Italia, sperano che il derby, a suo modo, possa rappresentare la svolta in positivo della stagione.
Il quarto momento di grande emozione ce lo regala la Bundesliga, e precisamente il Friburgo, squadra che l’anno scorso ha sfiorato l’accesso ai preliminari di Champions League; quest’anno le cose ai confini della Foresta Nera non stanno andando così bene: la precoce eliminazione dall’Europa League e le grandi difficoltà in campionato sono il risultato di una squadra spesso allo sbando, poco produttiva davanti e inaffidabile dietro. Uno dei, pochi, punti di forza è Oliver Baumann, numero 1 e capitano della squadra di Christian Streich, oltre che ex portiere titolare della nazionale tedesca under 21. Il giovane Baumann, solitamente molto affidabile, è incappato nella sua giornata più nera il 27 ottobre quando, nella partita persa per 0-3 contro l’Amburgo, è stato il principale protagonista di tutti i gol degli anseatici, producendosi in errori a ripetizione e papere di ogni genere, che avrebbero abbattuto chiunque. Lui però è riuscito a rialzarsi, e il merito va anche allo splendido pubblico del Mage-Solar Stadion, che al termine della partita lo ha chiamato sotto la curva, intonando in suo favore cori e applausi, e regalandoci una scena bellissima, tanto anomala in Italia quanto emozionante da vedere.
L’ultimo momento da ricordare ci porta in Premier League, e anche in questo caso ci porta in mezzo ai tifosi, i bluebirds del Cardiff; blu per la verità non più, visto che da due anni a questa parte il colore sociale è diventato il rosso, come se da un giorno all’altro fosse possibile cancellare 105 anni di storia calcistica. L’artefice di questo misfatto è Vincent Tan, imprenditore malesiano che da due anni è al comando della squadra gallese, tornata nella massima divisione inglese dopo più di cinquant’anni e dopo una serie infinita di tentativi falliti. L’uomo del miracolo promozione, invece, è Malky Mackay, quarantaduenne scozzese già sulla panchina del Watford. Quest’anno le cose stavano andando abbastanza bene, sicuramente il Cardiff si stava facendo onore in un campionato così difficile, quando Tan, che ha dimostrato sin dall’inizio della sua gestione di capire poco di calcio, ha esonerato Mackay, inimicandosi ancora di più il popolo dei bluebirds, affezionato all’allenatore del grande salto, oltre che ai vecchi colori sociali; e la riconoscenza verso il manager è stata ampiamente dimostrata a Liverpool lo scorso 21 dicembre quando, dopo la netta sconfitta per 3-1 contro i “reds”, i supporters gallesi sono rimasti all’interno di Anfield Road per oltre un’ora, osannando lo storico timoniere e schierandosi apertamente contro Tan, a dimostrazione del fatto che, nonostante tutto, i tifosi di calcio ne capiscono eccome, e che, soprattutto, le tradizioni vanno sempre rispettate.
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