martedì 25 febbraio 2014

VENTIDUESIMA GIORNATA BUNDESLIGA


Il ventiduesimo turno di Bundesliga ha regalato come sempre gol, spettacolo ed emozioni, consolidando l’ottima situazione di forma di alcune squadre e certificando la crisi di altre. Il Bayern Monaco ha dominato anche ad Hannover, rifilando ai sassoni un eloquente 4-0, con Muller, autore di una doppietta, sugli scudi; prosegue quindi senza intralci la corsa al titolo degli uomini di Guardiola, che salgono addirittura a +19 sul secondo posto: il Leverkusen infatti, che mantiene comunque la piazza d’onore, crolla 3-1 a Wolfsburg, e dopo la disfatta di Champions League col Psg, continua il momento no anche in campionato; volano invece i “lupi”, una delle squadre più in salute, che con i tre punti si portano a ridosso del quarto posto, occupato dallo Schalke. Gli uomini di Keller, nell’anticipo del venerdì, non sono andati oltre lo 0-0 casalingo con l’ostico Mainz, che si conferma squadra solidissima, fallendo la possibilità di superare i cugini del Dortmund, travolti clamorosamente ad Amburgo, crollati sotto i colpi dei “rothosen”, rinfrancati dall’arrivo in panchina di Mirko Slomka. Per Lewandowski e compagni brutta battuta d’arresto anche in previsione della difficile trasferta europea contro lo Zenit di  San Pietroburgo. A ridosso delle prime posizioni è bagarre anche per la zona Europa League: il Monchengladbach continua il momento negativo, facendosi rimontare in casa due gol dal modesto Hoffenheim, perdendo la possibilità di ritrovare quella vittoria che manca ormai da metà dicembre; staccato di un punto, a quota 34, un solido terzetto; il Mainz di Tuchel, ma anche l’Augsburg, che con un finale straripante espugna il Mage Solar di Friburgo, e l’Herta Berlino, che passa a Stoccarda grazie a una rete di Wagner nel finale. Nella parte bassa della graduatoria, altra vittoria per il Norimberga, che dopo aver concluso il girone d’andata senza successi, trova la quarta affermazione nelle ultime cinque giornate, e si issa in una posizione più tranquilla; al Grundig Stadion, nel festival dei rigori sbagliati, ben tre, i bavaresi affondano in rimonta il Brauschweig, sempre più ultimo; infine, scialbo 0-0 tra Francoforte e Werder Brema, un punto che non soddisfa nessuno, ma che serve almeno a muovere una classifica che resta comunque deficitaria. L’appuntamento è per il prossimo weekend, con il clou che vedrà di fronte il Bayern e lo Schalke; inoltre, importantissimi scontri salvezza a Brema, dove sarà di scena l’Amburgo in un pentitissimo derby del nord, e tra Stoccarda e Eintracht Francoforte, sfida che mette ancora più pepe alla già combattutissima lotta per non retrocedere.

giovedì 20 febbraio 2014

CHAMPIONS LEAGUE REVIEW


C’erano una volta il fattore campo, i fortini inespugnabili e gli 1X scontati; l’andata dei primi quattro ottavi di finale di Champions League ha smentito categoricamente questo ricorso storico, contraddicendolo in tutte le sfide; quattro vittorie esterne, e solo in un caso, quello del Milan, la squadra di casa è uscita dal proprio campo con una sconfitta immeritata. Si è cominciato martedì all’Etihad con Manchester City-Barcellona, partita dal sapore di finale anticipata; Pellegrini ha pagato a caro prezzo la scelta di snaturare l’istinto offensivo della sua squadra, difendendo a oltranza lo 0a0 e rinunciando praticamente ad attaccare, con l’intento di andarsi a giocare il passaggio del turno al Camp Nou. È vero che la svolta del match è arrivata in seguito ad una doppia interpretazione negativa dell’arbitro, che ha di fatto regalato il vantaggio ai blaugrana, ma gli uomini del “Tata” Martino hanno dominato in lungo e in largo la partita, tenendo sempre in mano il pallino del gioco e concedendo poco o nulla agli abulici avanti dei “citizens”; con un Messi finalmente ritrovato dopo gli infortuni, il Barca torna prepotentemente tra le principali candidate al trofeo, e il ritorno di marzo si presenta come una semplice formalità, o quasi. Ancora più facile sarà il compito per il Psg, che ha superato il Bayer Leverkusen con uno straripante 4a0; alla BayArena è andato in scena un match senza storia, con gli uomini di Blanc nettamente superiori e già avanti dopo pochi minuti con Matuidi, splendidamente imbeccato da Verratti; la doppietta di Ibrahimovic, mai come quest’anno decisivo anche in coppa, ha chiuso la sfida già al termine della prima frazione, e la ripresa è stata pura accademia, ed è servita a Cabaye per firmare il suo primo gol con la maglia dei parigini; non pervenuti Kiessling e compagni, impresentabili e immaturi per questi livelli; ora la squadra di Sami Hyypia tornerà a concentrarsi sul campionato, dove è in forte flessione, mentre la testa di Blanc è già al prossimo sorteggio. Nella serata di ieri si sono giocate due partite più equilibrate, ma con esiti simili; all’Emirates, il Bayern Monaco campione di tutto si è imposto per due reti a zero sull’Arsenal, generoso ma ancora molto lontano dai bavaresi. I rigori sbagliati nel primo tempo, uno per parte, sembravano il prologo ad una serata senza reti, ma nella ripresa ci ha pensato Kroos con una prodezza a sbloccare il risultato; Ozil e compagni, ridotti in 10, si sono rintanati a ridosso della propria area, a difendere un passivo non così pesante, ma in prossimità del novantesimo il gol di Muller ha di fatto chiuso il discorso qualificazione. Onore ai “gunners”, ma anche quest’anno battere il Bayern sarà un’impresa per chiunque. Infine, nell’unico ottavo con un’italiana in campo, il Milan ha ceduto di misura all’Atletico Madrid, che si è preso il massimo risultato con il minimo sforzo; buona la prova dei rossoneri, autori di un primo tempo ottimo ma molto sfortunato con due legni colpiti in seguito a due super parate di Courtois, che si conferma uno dei migliori portieri al mondo; nella seconda frazione gli uomini di Seedorf sono calati dal punto di vista fisico, ma hanno quasi sempre gestito il match senza patemi, lasciando pochissimo spazio ai fortissimi spagnoli. Il gol beffa è arrivato a pochi minuti dallo scadere, con Diego Costa abile a sfruttare al meglio un errore di Abate infilando in rete di testa. Al Calderon sarà durissima, ma la buona prestazione lascia qualche speranza a Balotelli e compagni, che con un po’ di fortuna, quella che è mancata ieri sera, possono ancora farcela.

martedì 18 febbraio 2014

IL MALEDETTO UNITED


Brian Clough. Un nome che probabilmente non dice niente ai giovani inglesi, ma che sicuramente dice tutto a quelli un po' meno giovani che hanno avuto la fortuna di vivere i meravigliosi anni 70 e 80. Brian Clough. Uno dei più grandi allenatori del calcio d'oltremanica, capace di portare sul tetto d'Europa il Nottingham Forest per due anni consecutivi, capace di vincere un campionato di First Division con il Derby County, e in grado di catalizzare sempre l'attenzione dei giornali e delle tv, di essere amato o odiato da tutti, ma a nessuno indifferente. David Peace racconta la sua storia in questo meraviglioso romanzo, che si concentra in particolar modo sul duello Derby County-Leeds, la squadra che domina in Inghilterra quando Brian Clough appende suo malgrado gli scarpini al chiodo, abbandonando una carriera prestigiosa in seconda divisione, e inizia ad allenare. Il primo campionato deludente nelle Midlands, la paura di non essere pronto per un ruolo così difficile e stressante; poi, con l'aiuto dell'inseparabile Peter Taylor, scopritore di talenti e impareggiabile amico, la svolta: la vittoria nella seconda divisione, con la conseguente promozione e il sogno di partecipare al massimo campionato inglese che si diventa realtà; a pochi mesi di distanza, un'altra grande vittoria dopo una stagione memorabile, e questa volta nella massima serie; la qualificazione alla Coppa dei Campioni, ma soprattutto l'orgoglio di essere i campioni di Inghilterra, primi davanti al Leeds, il maledetto United di Don Revie. Ma poi, come a volte capita, i grandi amori finiscono, e nonostante le proteste dei suoi giocatori, che voltano la schiena alla società pur di rimanere al suo fianco, Brian Clough viene cacciato, e si ritrova dal giorno alla notte disoccupato. La speranza è che il telefono suoni presto, magari a proporgli quella panchina che tanto sogna, quella della nazionale inglese. Ma la federazione sceglie proprio Don Revie al posto di Clough, proprio l'odiato nemico che per anni ha tolto il sonno a Brian; si apre però un'altra possibilità, proprio quella di allenare il Leeds. Nessuno ci andrebbe mai, non dopo aver insultato pubblicamente per mesi la squadra dello Yorkshire, ma Brian Clough ama le sfide, e non può far altro che accettare, e accomodarsi sulla panchina che odia di più al mondo.

sabato 15 febbraio 2014

FA CUP PREVIEW


Dopo il turno infrasettimanale disputato tra martedì e mercoledì, con le partite di Manchester e Liverpool rinviate a causa del forte vento che ha investito il nord ovest del paese, la Premier League si ferma per lasciare spazio alla Fa Cup, che entra nel vivo con la disputa degli ottavi di finale. Si comincia oggi alle 13.45 con Sunderland-Southampton, due squadre della massima serie che vivono però momenti opposti: se i Black Cats infatti, dopo un ottimo inizio di 2014, hanno nuovamente arrestato la propria marcia, ripiombando in pieno nella “relegation zone”, gli uomini di Pochettino continuano a stupire, e la vittoria di Hull targata José Fonte ha cementato ancor di più una classifica straordinaria, che dalle parti della città portuale non apprezzavano da tempo. Alle 16 scende in campo il Cardiff, tutt’altro che rivitalizzato dalla cura Solskjaer; i Blue Birds, che hanno fallito la possibilità di dare un senso alla propria stagione perdendo nettamente il derby con lo Swansea, ricevono tra le mura amiche il Wigan, squadra si di seconda divisione, ma clamorosamente detentore della coppa, che cercherà ancora una volta di onorare al meglio. In contemporanea, all’Hillsborough di Sheffield, intrigante match tra Wednesday e Charlton Athletics. Owns e Addicks hanno abbandonato da tempo il luminoso palcoscenico della Premier, ma hanno l’occasione di regalare ai propri tifosi un sognato chiamato quarti di finale. Alle 18.15 va in scena invece la sfida più attesa del weekend, quella tra Manchester City e Chelsea; all’Etihad si affrontano la terza e la prima della classe in campionato, potenzialmente in testa a pari merito vista la partita da recuperare per gli uomini di Pellegrini. È una sorta di finale anticipata, ma è soprattutto la rivincita del match di due settimane fa, quando il Chelsea, sfoderando probabilmente la miglior prestazione dell’anno, si impose in trasferta per 1a0, grazie alla rete siglata da Ivanovic. È la partita che chiude il programma del sabato, e promette spettacolo e tanti gol, come sempre quando Touré e compagni giocano in casa. La domenica si apre con la sfida delle 14.30 di Goodison Park, dove l’Everton ospita lo Swansea in un altro incontro tra squadre di Premier; i Toffees, reduci dal rinvio di mercoledì, puntano molto sulla coppa, e aspettano con ansia il rientro di Lukaku, fondamentale per tutte le manovre offensive. Dall’altra parte, Garry Monk, che ha sostituito sulla panchina degli swans Micheal Laudrup, ha esordito con la splendida vittoria nel derby gallese e il buon pareggio del Britannia contro lo Stoke, e spera quindi di mantenere la sua personale imbattibilità. Alle 16 va in scena invece un match che rievoca grandi duelli del passato; a Bramall Lane scendono in campo Sheffield Utd e Nottingham Forest; i blades, scivolati nell’anonimato della League One, sperano di proseguire il cammino per ridare un po’ di visibilità al club, ormai in declino, mentre il Forest, che lotta come sempre negli ultimi anni per acciuffare la promozione in Premier, spera di rivivere, almeno in parte, i fasti d’oro dell’epoca Brian Clough. A chiudere, un’ora più tardi, altra attesissima rivincita: quella tra Arsenal e Liverpool, con i Gunners che hanno ancora negli occhi l’umiliante 5a1 subito sette giorni fa sulle rive della Mersey. Ozil e compagni hanno confermato la difficoltà a vincere gli scontri diretti, e il calo dell’ultimo periodo è coinciso con il sorpasso subito in vetta alla classifica; al contrario, gli uomini di Brendan Rodgers sono tornati pienamente in corsa per il titolo, e la forma straripante con la quale si presentano all’Emirates fa pendere dalla loro parte l’ago della bilancia. Il Monday night ci regalerà invece l’ultima squadra che si qualificherà per i quarti, con il confronto abbastanza inedito tra il Brighton e l’Hull City; i Tigers sono invischiati nella lotta per non retrocedere dalla massima serie, ma con gli acquisti di Jelavic e soprattutto Long hanno maggiori possibilità di raggiungere l’obiettivo, mentre i seagulls, vera sorpresa degli ultimi anni in Championship, vanno alla ricerca di un risultato importante, con la speranza di tornare a giocarsi la finale a 31 anni dall’ultima e unica volta, quando si arresero al Manchester United solo al replay. Otto sfide dunque, tutte a loro modo bellissime e imperdibili, con il sogno di Wembley ancora lontano, ma che comincia a stagliarsi all’orizzonte per le squadre superstiti, alla conquista del trofeo più bello e antico d’Inghilterra.

mercoledì 12 febbraio 2014

100... NON DI QUESTE GIORNATE


Per la sua centesima sulla panchina del Borussia Monchengladbach, Lucien Favre si aspettava una vittoria dai suoi ragazzi; è arrivata invece una sconfitta, la terza consecutiva, che certifica una crisi ormai aperta in casa Borussia, con l’ultimo punto raccolto nel weekend prima di Natale grazie al 2a2 casalingo contro il Wolfsburg. I fohlen sono caduti per la seconda volta in casa, battuti da un Bayer Leverkusen in ripresa, e che consolida il secondo posto in classifica alle spalle dell’inarrivabile Bayern di Guardiola. Male invece Kruse e compagni, che hanno perso lo smalto del girone d’andata, faticando continuamente nella costruzione della manovra e rendendosi quasi mai pericolosi dalle parti di Leno; l’attacco è sembrato spesso disunito, e sia Herrmann che Arango sono andati a fiammate, mentre l’ex Dinamo Kiev Raffael non è mai entrato in partita; negativa anche la prova dei due centrali di centrocampo, spesso in inferiorità numerica contro i forti mediani delle “aspirine”. Il gol di Son, peraltro molto bello, è arrivato a metà ripresa, ma per tutto il match la squadra di Sami Hyypia aveva destato buone impressioni, impensierendo in più di un’occasione Ter Stegen, comunque reattivo e molto concentrato nonostante le continue sirene di mercato che lo riguardano. Il risultato nel complesso è giusto, e rispecchia i valori delle due squadre; ora Favre dovrà lavorare molto sulla testa dei suoi giocatori, che dopo le sette affermazioni consecutive, hanno raccolto solo un punto nelle ultime tre sfide disputate al Borussia Park. Il campionato dei “puledri” resta comunque straordinario, sicuramente sopra ogni aspettativa, ma se si vuole puntare ad un posto in Europa è arrivato il momento di cambiare marcia, e già sabato, con la non agevole trasferta di Brema, la squadra del tecnico svizzero dovrà ricominciare a correre, per riconquistare il terreno perduto in questo difficile avvio di 2014.

martedì 11 febbraio 2014

CELLINO-LEEDS: PASTICCIO "ALL'ITALIANA"

La tanto attesa ufficialità è arrivata con un comunicato apparso sul sito del club, che attesta come Massimo Cellino sia ora il proprietario del Leeds United FC, e ne detenga il 75% delle quote, mentre il rimanente 25% resta nelle mani della GHF Capital, società che controllava per intero il club dello Yorkshire. Si è chiusa così la telenovela che da giorni stava infiammando l’asse Cagliari-Leeds, e che era ormai diventata come la classica commedia “all’italiana”, dove si ride per non piangere, e piena di personaggi bizzarri, ma a loro modo indimenticabili. Ma cerchiamo di mettere ordine nella vicenda, ricapitolando gli eventi: tutto nasce dall’idea dell’attuale presidente del Cagliari (che stando allo stesso Cellino sarà venduto a breve all’emiro qatariota Al Thani) di acquistare la squadra che milita in Championship, la seconda divisione inglese; idea non nuova, visto che già quattro anni fa l’imprenditore sardo era volato oltremanica con una valigia piena zeppa di sterline, ma a Londra, casa del West Ham, si era visto rifiutare la proposta di acquisizione del club, che aveva preferito vendere alla coppia Sullivan-Gold, ex proprietari del Birmingham City e ancora oggi al timone degli Irons. Dunque Cellino mette sul piatto la sua proposta di circa 25 milioni di sterline, e la GHF, ritenendola idonea, si dice pronta a lasciare subito campo all’uomo che in Italia ha fatto carriera nel settore agricolo; Cellino allora, nonostante l’ufficialità del passaggio di consegne non sia ancora stata messa nero su bianco, decide subito di non smentire la sua fama di mangiallenatori, e caccia dalla panchina dei peacocks Brian McDermott, amatissimo manager della squadra. L’intento è quello di portare sulla panchina di Elland Road  Gianluca Festa, intimo del presidente cagliaritano e già conoscitore del calcio inglese per aver giocato con le maglie di Middlesbrough e Portsmouth a cavallo del 2000. Il giorno dopo, 1 febbraio, la notizia si diffonde, scatenando le proteste di mezzo Yorkshire, con i tifosi che assediano il centro di allenamento inscenando una protesta contro il futuro proprietario del club ed il suo staff; ventiquattro ore dopo, sul sito appare la notizia che McDermott è di nuovo l’allenatore del Leeds United, e le acque, almeno per il momento, si calmano. Cellino però non demorde, e dichiara di voler procedere nell’acquisizione della squadra, che nel frattempo lotta contro la possibilità di finire in bancarotta, e sul campo stravince 5a1 il derby contro l’Huddersfield. A Cellino rimangono due scogli da superare: il primo, che l’imprenditore schiva miracolosamente, è il “fit and proper test”, ovvero l’inchiesta della Football League, che indaga per capire se una persona ha i requisiti per poter acquistare una squadra di calcio; nonostante la fedina penale ( Cellino è stato condannato per due volte dalla giustizia italiana) i fatti risalgono a più di dieci anni fa, termine fissato dalla FA per poter imputare una persona, e Cellino si salva. Il secondo, che lotta fino all’ultimo, è formato dalla cordata locale che viene istituita da alcuni imprenditori-tifosi, che sognano di prendersi la società, ma soprattutto di non vederla finire nelle mani di un personaggio ambiguo e malvisto dai tifosi, da sempre attaccati alle tradizioni e preoccupati di poter rivivere i problemi che Cellino ha spesso causato in Italia, tra tutti la questione mai risolta di Is Arenas. L’uscita dalla cordata di Flowers, uno dei pezzi forti, dà via libera al patron del Cagliari che, rintanato nella sua residenza di Miami, aspetta la risposta positiva della FA, e il 7 febbraio diventa ufficialmente il proprietario, tramite la società di famiglia Eleonora Sport Ltd, del glorioso ma decaduto Leeds United; una società che sotto la guida di Don Revie, alla fine degli anni Sessanta, ha vissuto la sua epoca d’oro, ma che oggi, con un proprietario come il vulcanico Cellino, vede il proprio futuro tutt’altro che roseo. 

lunedì 10 febbraio 2014

S&S, SECOND CHANCE


Dopo il mezzo passo falso di Birmingham dello scorso weekend, quando era stato fermato per 1a1 dal WBA, il Liverpool riprende la propria marcia, e lo fa nel modo più straordinario e inaspettato possibile, strapazzando per 5a1 l’ormai ex capolista Arsenal. Ad Anfield Road va in scena una partita memorabile, con i primi venti minuti che entrano di diritto nella leggenda reds; bastano 57 secondi a Skrtel per sbloccare il match, deviando di testa, in sospetto fuorigioco, una punizione dalla trequarti. Dieci minuti più tardi sempre lo slovacco, sempre di testa, trova una torsione straordinaria, infilando Szczesny per la doppietta; in cinque minuti, in rapida successione, arrivano poi i gol di Sterling e Sturridge, bravi ad approfittare dell’impresentabile, almeno oggi, difesa dei gunners, e sfruttando al meglio le perfette imbucate di Suarez e Coutinho. Il resto del primo tempo è accademia pura, con gli uomini di Brendan Rodgers straripanti in ogni zona del campo e più volte vicini al poker, mentre l’Arsenal fatica costantemente a costruire, non rendendosi praticamente mai pericolosa dalle parti di un inoperoso Mignolet. Nella ripresa la musica non cambia nonostante il triplo cambio apportato da Wenger, e dopo un’altra spettacolare azione, che mette a nudo tutti i limiti di Mertesacker, il giamaicano Sterling, vent’anni ancora da compiere, sigla la sua personale doppietta. Da qui in poi la partita si spegne gradualmente, e il “consolation goal” di Arteta, che trasforma un rigore causato da Gerrard, serve solo per gli almanacchi; nel finale i padroni di casa sfiorano più volte la sesta rete, e il triplice fischio finale è quasi una liberazione per Ozil e compagni. Non ha segnato Suarez, comunque da applausi così come Coutinho, e Sturridge ha fallito un paio di occasioni quasi banali per uno come lui, ma se il Liverpool si permette un’altra S&S da quattro gol come oggi, per i reds la corsa al titolo non è ancora finita, anzi, mentre la squadra del tecnico francese dovrà cancellare subito la giornataccia nel Merseyside e rialzare la testa, già dal turno infrasettimanale che si disputerà tra martedì e mercoledì.

martedì 4 febbraio 2014

SPESE CROATE... DAVVERO CONVENIENTI?


Sono passati sette mesi da quando, il primo luglio scorso, la Croazia è entrata ufficialmente a far parte dell’Unione Europea, che ne ha accettato la richiesta dopo aver valutato positivamente i requisiti del paese dell’ex Jugoslavia, secondo stato balcanico dopo la Slovenia a raggiungere l’indipendenza,  nel 1995.

Anche dal punto di vista calcistico l’apertura alla Croazia ha permesso di ottenere molti vantaggi, visto che tutti i calciatori di quella nazionalità hanno avuto la possibilità di essere acquistati dalle squadre europee, senza più andare a riempire uno dei “buchi” riservati ai calciatori extracomunitari. Anche in Italia si è approfittato di questa occasione, ma i risultati, quando si è da poco superata la metà stagione, non sono sempre stati all’altezza delle aspettative, anzi. Ma vediamo nel dettaglio come valutare le prestazioni dei calciatori croati: di quelli presenti anche lo scorso anno sono rimasti in due, ma hanno di certo peggiorato i loro voti; Mateo Kovacic, gioiellino dell’Inter classe 94, era stato fortemente voluto da Moratti, che aveva sborsato ben 11 milioni di euro per portarlo a Milano già nel gennaio scorso. L’ex Dinamo Zagabria, che aveva sorpreso in positivo nel girone di ritorno della passata stagione, ha trovato quest’anno poca continuità da titolare, e ha pagato molto i continui spostamenti tattici ai quali Mazzarri l’ha sottoposto; gli servirà una grande seconda parte di campionato per guadagnarsi i Mondiali, anche se in nazionale parte dietro ad un mostro sacro come Modric. Sempre a proposito di nerazzurri, ma questa volta quelli dell’Atalanta, anche Marko Livaja non è riuscito a dare continuità e ragione alle credenziali con le quali era arrivato in Italia, nel luglio del 2010; il giovane attaccante, nato nel 1993, ha fatto molto bene a Cesena, ma all’Inter, squadra che lo ha portato nel nostro paese, e con i bergamaschi, ha sempre faticato a trovare molto spazio, pagando più di una volta, oltre al modulo tattico adottato da Colantuono che lo penalizza, un comportamento fuori dal campo un po’ troppo sopra le righe; quest’anno per lui sotto sette presenze da titolare, ma quantomeno la soddisfazione di aver realizzato due gol, oltre ad una doppietta al Bari in Coppa Italia, contro Parma e Bologna. Tra i giocatori arrivati quest’anno dalla Croazia invece, l’unico ad essersi dimostrato pienamente all’altezza è Sime Vrsaljko, esterno destro di difesa classe 1992,; il Genoa, che lo ha acquistato nella sessione estiva di mercato, ha già ricevuto molte richieste ma, almeno fino a giugno, Sime non si muoverà. Abile nei cross e instancabile dal punto di vista fisico, Vrsaljko è il classico pendolino di fascia, adatto sia alla fase difensiva che a quella offensiva; ha trovato molto spazio ed è sempre stato impiegato dal primo minuto, diciassette presenze da titolare per lui, sia da Liverani che da Gasperini. È stato convocato per gli spareggi mondiali contro l’Islanda e con ogni probabilità andrà in Brasile, anche se difficilmente da titolare. Tra gli altri giocatori, l’unico a trovare un po’ di spazio è stato Ivan Kelava, venticinquenne portiere che l’Udinese ha acquistato dalla Dinamo Zagabria; complice anche l’infortunio di Brkic, l’estremo difensore è stato impiegato per tutta la prima parte di stagione, collezionando dieci presenze. Tuttavia, solo due volte è riuscito a mantenere la porta inviolata, sfoderando prestazioni non sempre all’altezza, e con il rientro del portiere serbo si è accomodato in panchina, dove presumibilmente passerà tutto il girone di ritorno. Sempre all’Udinese, società storicamente attenta alle giovani promesse, sono arrivati anche altri due ragazzi croati, entrambi classe 1992, Igor Bubnjic e Frano Milnar; se il primo è riuscito a giocare per intero la partita di inizio anno a Parma, il secondo non è nemmeno mai sceso in campo, ed entrambi faranno molta fatica ad essere presi in considerazione per le prossime sfide da mister Guidolin. Zero presenze, e anche poche convocazioni, le ha collezionate pure Josip Elez, diciannovenne difensore acquistato dalla Lazio in estate; l’ex Hajduk Spalato è stato impiegato soltanto nella formazione primavera, e dovrà cercare di mettersi in mostra al Torneo di Viareggio per guadagnarsi la fiducia di Reja. È da poco maggiorenne invece Tin Jedvaj, centrale difensivo ex Dinamo Zagabria; la Roma lo ha portato nella capitale con un investimento oneroso, ma fino a questo momento Garcia lo ha impiegato solo contro il Genova per una decina di minuti; l’età è dalla sua parte e gli addetti ai lavori ne parlano un gran bene, anche se un prestito a gennaio (è stato ad un passo dal Verona) avrebbe potuto giovare al giovane centrale. È arrivato in Italia preceduto da grandi aspettative anche Ante Rebic, ventenne, per il quale la Fiorentina ha messo sul piatto ben 4.5 milioni di Euro pur di strapparlo subito al RNK, la seconda squadra di Spalato; finora per il possente centravanti solo tre spezzoni di partita, ma si sa che i Della Valle hanno sempre pescato bene dall’Est Europa, per cui il ragazzo è decisamente da tenere d’occhio. Infine, tra i poco o anche meno impiegati, Josip Radosevic, centrocampista del Napoli di Benitez; il quasi ventenne, aggregato alla prima squadra da quest’estate, dopo sei mesi con le giovanili, ha collezionato una sola presenza da titolare, in Coppa Italia con l’Atalanta, ma dalle parti del Vesuvio ne parlano un gran bene, per cui già nel girone di ritorno potremmo vederlo all’opera più spesso.

Sono quindi da giudicare con riserva gli acquisti “croati” del campionato; come abbiamo visto, solo Vrsaljko è un titolare fisso, mentre altri non vedranno mai il campo sino a fine stagione. Tuttavia, sono tutti ragazzi molto giovani, e probabilmente almeno un paio, nei prossimi anni, potranno diventare dei veri talenti, per la gioia di chi, appena aperte le frontiere, è corso a comprarli.

sabato 1 febbraio 2014

TYNE WEAR DERBY

Il turno infrasettimanale di Premier League ci ha regalato tre meravigliosi derby: quello più atteso, sulle rive della Mersey, ha visto il Liverpool dominare per 4-0 i cugini dell’Everton in una partita senza storia, che ha messo ancora una volta in luce come la S&S, Suarez e Sturridge, sia la coppia di attaccanti più forti del campionato e come i Reds, seppur staccati, non possano assolutamente essere chiamati fuori dalla corsa al titolo. Nella capitale invece, in uno dei tanti derby londinesi, il colpo grosso lo ha fatto il West Ham, che ha bloccato sullo 0a0 il Chelsea a Stamford Bridge; gli irons hanno sofferto per tutto il match, ma il pari a reti bianche è di importanza capitale nella lotta salvezza. Infine, sempre nei quartieri bassi della graduatoria, spettacolare il 4a3 con cui l’Aston Villa ha piegato il WBA in un meraviglioso derby di Birmingham, grazie al terzo gol consecutivo, il settimo in stagione, dell’attaccante belga Benteke. Oggi, alle 13.45, il massimo campionato inglese torna con un altro attesissimo derby, sicuramente il più sentito nel nord-est del paese; il Tyne Wear Derby, dal nome dei fiumi che attraversano le due città, vedrà di fronte ancora una volta, la centocinquantesima dal 1883, Newcastle e Sunderland. Le 10 miglia che separano i due centri sono attraversate da molto più di un semplice odio calcistico, vista la rivalità politica che li divideva già nel XVII secolo, ai tempi della guerra civile. Ad oggi rimangono forti le tensioni soprattutto sul campo, e gli scontri tra le tifoserie non sono certo infrequenti; solo tre anni fa infatti vennero arrestate più di 100 persone dopo un pomeriggio di vera e propria guerriglia, culminata durante l’incontro con l’aggressione al portiere dei Magpies, Harper, da parte di un tifoso avversario. Dal punto di vista strettamente calcistico, al St James’ Park arriveranno due squadre in buona salute: le “gazze” di Alan Pardew, reduci dallo 0a0 in casa del Norwich, vogliono dare continuità ad un girone d’andata ben al di sopra delle attese, che le ha portate a ridosso della zona Europa. Dall’altra parte, i Black Cats arrivano all’appuntamento più importante della stagione sulla scia della vittoria di misura ottenuta in settimana allo Stadium of Light, dove hanno piegato lo Stoke City grazie al gol di Adam Johnson; gli uomini di Gus Poyet, per la prima volta in stagione, sono fuori dalla zona retrocessione, e una vittoria nel derby allontanerebbe ancora di più Borini e compagni dalla zona calda, visto anche il calendario odierno delle avversarie. I due manager hanno a disposizione tutta la rosa o quasi, ma mentre Pardew dovrà fare a meno di Remi, Coloccini e, per la seconda volta, di Cabaye, che ieri ha fatto il suo esordio con la nuova maglia del Psg, il tecnico dei biancorossi potrà contare anche sui nuovi acquisti Alonso, già impiegato in settimana, Vergini (anche un gol per lui nel Verona della promozione in B), e Ignacio Scocco, prolifico centravanti argentino, che dopo la remunerativa, almeno economicamente, parentesi negli Emirati Arabi, è pronto a rimettersi in gioco in un campionato di altissimo livello. Insomma, gli ingredienti di certo non mancano, come non mancheranno sicuramente lo spettacolo e i gol, storicamente garantiti da queste parti, per un derby che si annuncia come sempre meraviglioso, ricco di colpi di scena e, ovviamente, imperdibile.