Nove anni dopo l’ultimo trionfo, l’Arsenal torna
finalmente ad alzare un trofeo al cielo, e lo fa sul prato di Wembley, scenario
più prestigioso d’Inghilterra e non solo. Nella finale di FA Cup, competizione
già vinta altre dieci volte nella storia, i “gunners” hanno piegato solo nei
supplementari l’Hull City, dando un senso ad una stagione si emozionante, ma
che si stava avviando, come sempre nell’ultimo decennio, a terminare senza la
conquista di alcun titolo. Eppure, anche sabato gli uomini di Wenger sono
andati vicini all’impresa di non vincere: dopo solo otto minuti infatti, i “tigers”
erano già sul 2-0, e la maledizione che colpisce i londinesi sembrava destinata
a continuare; fortunatamente, dopo che l’Hull è andato ad un passo dal gol che
avrebbe potuto chiudere la finale dopo nemmeno un quarto d’ora, Cazorla ha
trovato la rete che ha ridato speranza ai tifosi e alla squadra, spedendo all’incrocio
una punizione magistrale. Da quel momento, e per tutta la ripresa, Ozil (in
ripresa dopo un paio di mesi difficili) e compagni si sono spinti in avanti,
assediando di fatto la porta di Mc Gregor, alla ricerca del pareggio, che
appariva stregato; alla fine, quando gli spettri di una nuova, immensa
delusione stavano per materializzarsi, ci ha pensato Koscielny in girata a
rimettere le cose a posto, cancellando con un gol fondamentale una stagione
personale estremamente difficile, resa tale soprattutto dalle goleade subite
sui campi delle prime tre della classifica, nei match che hanno di fatto estromesso
la squadra del nord di Londra dalla corsa al titolo. Raggiunto il meritato 2-2,
i “gunners” hanno provato a vincerla, andando vicinissimi al terzo gol in
particolare con Gibbs, ma i supplementari si sono presentati come l’epilogo più
azzeccato per una finale memorabile; con le squadre stanche si sono aperti
molti spazi, e il varco giusto l’ha trovato Ramsey, l’uomo che fino a fine
anno, in coincidenza con il Christmas Period, aveva trascinato la squadra in
vetta, salvo poi arrendersi ad un serio infortunio, che l’ha tenuto lontano dal
campo fino a metà aprile; il gallese ha sfruttato la sua dote migliore, l’inserimento,
e ha chiuso nel migliore dei modi una bellissima azione elaborata, come tante
altre che quest’anno i tifosi dell’Emirates hanno potuto apprezzare, rubando il
tempo a Mc Gregor, costretto a raccogliere il pallone in fondo alla rete. Il resto
dell’overtime ha riservato ancora emozioni, ma i “tigers”, sospinti a gran voce
dai venticinquemila arrivati dall’est del paese, non hanno più trovato la forza
necessaria per rendersi pericolosi, sfiniti da una partita estenuante, e il
fischio finale ha dato il via alla festa dei londinesi. Nove anni dopo l’Arsenal,
che non aveva ancora vinto un trofeo da quando ha lasciato il vecchio Highbury,
alza al cielo la Coppa d’Inghilterra, la più prestigiosa e antica del mondo; il
“professore di Strasburgo” Wenger, probabilmente il più bravo tra gli
allenatori meno vincenti, torna ad assaporare il gusto della vittoria, zittendo
quanti l’hanno sempre contestato per la sua incapacità di cambiare stile di
gioco. Onore all’Hull City, che si è dimostrato tutto fuorchè vittima
sacrificale, ma onore e complimenti soprattutto ai “gunners”, che hanno giocato
per buona parte della stagione il miglior calcio d’Europa e, con una coppa
finalmente in bacheca, si preparano ad una stagione da protagonisti, in
Inghilterra e non solo.
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