“Non esiste quella robaccia, la magia”, diceva il
burbero zio Vernon a Harry Potter, dopo che quest’ultimo aveva
inconsapevolmente aizzato un boa contro suo cugino allo zoo. Zio Vernon, in
quella fantastica avventura, era stato ampiamente smentito dai fatti e dal
nipote; noi, noiosi realisti con i piedi ancorati stabilmente ad un mondo al
quale è difficile sognare, difficilmente potremmo sperare in una lettera da
Hogwarts, ma nessuno può negare, proprio nessuno, che veder giocare Luis Suarez
abbia qualcosa di magico. Il numero sette del Liverpool sta giocando
probabilmente la sua migliore stagione in carriera, trascinando i “reds” a
lottare per il titolo dopo anni di anonimato; insieme a Sturridge, che come un
novello Ronald Weasley gode della celebrità del compagno, venendo a sua volta
inondato da poteri eccezionali, forma la coppia più forte della Premier League,
un binario 9 e ¾ irraggiungibile ai comuni mortali, i noiosi babbani. Eppure l’anno
per “el conejo” non era iniziato nel migliore dei modi: come l’eroe nato dalla
penna di JK Rowling infatti, anche Luis nutre una grande passione per l’infrangere
le regole, e il morso a Ivanovic dello scorso anno lo ha condannato a saltare
per squalifica la prima parte della stagione, negando al Liverpool, la sua “casa”,
la possibilità di guadagnare quei punti che a fine anno saranno decisivi. Si, perché
come nel castello, anche sui terreni inglesi la corsa alla coppa è ridotta a
quattro squadre: oltre agli scousers, nobili e coraggiosi come solo un
Grifondoro può essere, ci sono Arsenal e Manchester City, le valorose incognite
che si notano poco ma ci sono sempre, e soprattutto l’odiato Chelsea, che come
un astuto Serpeverde di blu vestito è il meno spettacolare ma il più acerrimo
dei nemici. E come Draco Malfoy, che nella saga fa di tutto per risultare
antipatico al nostro eroe, anche Luis ha un nemico che non ha paragoni con gli
altri: José Mourinho, che tante volte lo ha sfidato e spesso, da presuntuoso
qual é, lo ha accusato di vigliaccherie della peggior specie, tra tutte quella
di essere un tuffatore. Ma Harry, pardon Luis, non si è mai fatto abbattere
dalle dicerie, lasciando che gli scivolassero addosso e prendessero il volo come
i gufi, guarda caso loro, che a Hogwarts consegnano la posta. Suarez quest’anno
ha dimostrato di essere dominante ovunque, da St Mary’s fino a Goodison Park,
foresta proibita per molti attaccanti; ma è Anfield Road il suo rifugio sicuro,
il suo dormitorio nella torre: qui Luis ha azzannato quasi tutti gli avversari,
dimostrando più di una volta di essere l’unico a certi livelli, l’unico come
solo i più grandi, a parlare una lingua ai più sconosciuta. No, non il serpentese;
quella del Calcio, con la C maiuscola. Datemi retta: il sabato pomeriggio, se
non avete come scusante qualche noioso impegno babbano, mettetevi comodi,
accendete il televisore e sintonizzate la vostra antenna sulla zona di Stanley
Park, precisamente su Anfield Road; ve lo garantisco, non ci vorranno sette
anni. Sette è solo il numero della maglia, quella rossa, che dovrete seguire
attentamente. E magari, anche pochi minuti saranno sufficienti; vi fermerete a
riflettere, e penserete che quella robaccia, la magia, forse esiste veramente.
Bellissima ste, complimenti e in bocca al lupo per i tuoi sogni.Tu eri un magico difensore con i piedi buoni. :)
RispondiEliminaGrazie mille Dani! Noi tutti insieme eravamo magici (:
Elimina