mercoledì 16 aprile 2014
JUSTICE FOR THE 96
15 Aprile 1989 – 15 Aprile 2014. Venticinque anni di
ricordi, di rimorsi e di lacrime. Venticinque anni di speranza anche; speranza
di arrivare finalmente alla verità, di non affogare in una tristezza così poco
considerata dallo stato. Venticinque anni dopo, l’Inghilterra ricorda
Hillsbrough, teatro del più grande dramma calcistico della storia: a Sheffield,
nell’impianto così tragicamente noto, Liverpool e Forest devono incontrarsi per
la semifinale di FA Cup. L’impianto è vecchio, è obsoleto, inadatto ad
accogliere un evento che richiama tanti, troppi appassionati. Ai sostenitori
dei “reds” viene assegnata la Leppings Lane, la curva più piccola; dal
Merseyside si muovono in tantissimi, quasi quindicimila hanno il biglietto per
il settore maledetto. Le autorità aprono con largo anticipo i sei varchi di
ingresso, ma la fila fatica a muoversi, i passaggi sono intasati; servirebbero
altre entrate, più spazio, perché le 15 si avvicinano e la gente da dietro
comincia a spingere; la decisione di aprire lo stretto tunnel centrale arriva
quando ormai si è dato il calcio d’inizio. Chi è ancora fuori, tantissimi,
comincia a correre lungo la galleria, ma alla fine del tunnel non trova la
luce. Trova l’inferno. La calca è incredibile, l’aria respirabile ormai
esaurita. Tornare indietro è impossibile, l’unica soluzione è scavalcare,
salvarsi la vita entrando in campo. In molti ci provano, ma la polizia non
capisce; non è al corrente del dramma che si sta consumando, e ricaccia
indietro gli invasori a colpi di manganello, spingendoli al macello. Nessuno
riesce a muoversi; in molti cercano di arrampicarsi, dal secondo anello giovani
si sporgono per salvare altri giovani, ma non basta. Novantasei persone muoiono
schiacciate, spappolate contro la rete che delimita il campo, consegnando alla
storia una delle più brutte fotografie del ventesimo secolo. Il più piccolo tra
le vittime ha solo otto anni, e il suo cuginetto, che quel giorno è rimasto a
casa davanti a “Match of the day”, oggi di quel Liverpool è capitano e
leggenda. Oggi, quel ragazzino che a Hillsbrough avrebbe tanto voluto esserci,
e che venticinque anni dopo si commuove al termine della sfida contro il
Manchester City, è Steven Gerrard. Ad un quarto di secolo di distanza, il
calcio inglese ha voluto onorare la tragedia con un gesto tanto simbolico
quanto commovente: tutte le partite sono iniziate con sette minuti di ritardo,
per non cancellare la memoria di quei sei minuti maledetti. Perché a
Hillsbrough, Sheffield, l’orologio che accoglieva gli amanti delle terraces è
ancora fermo sulle 15.06. Il 15 aprile 1989 il tempo si è fermato. Venticinque anni
dopo non è ancora ripartito. Justice for the 96.
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