martedì 21 gennaio 2014

2013: CINQUE MOMENTI DA RICORDARE

Cinque mesi sono passati da quando, ad inizio agosto, i cinque campionati più importanti d’Europa hanno preso il via, chi prima e chi dopo; cinque mesi che hanno detto tutto e niente, che ci hanno dato delle risposte, ma ci hanno anche fatto nascere molte domande. Cinque mesi che hanno confermato come Juventus e Bayern Monaco siano ancora troppo forti per la concorrenza di Serie A e Bundesliga, e forse come i bavaresi siano ancora troppo forti anche per il resto d’Europa; cinque mesi che hanno stravolto le abitudini di un campionato, la Liga, che negli ultimi anni aveva visto sempre e solo due avversari contendersi il titolo, mentre ora le ipotetiche trionfatrici sono tre; cinque mesi che hanno sottolineato quanto tutti i francesi già sospettavano, ovvero che il Monaco non è ancora pronto, e che il Psg, Lille permettendo, può volare verso la conquista della seconda Ligue 1 consecutiva. Cinque mesi, infine, che hanno eletto, come se ce ne fosse stato bisogno, la Premier League come campionato più bello del mondo, e l’edizione di quest’anno come la più equilibrata e combattuta da almeno un decennio. Di questi cinque mesi ho voluto scegliere i cinque momenti che ho ritenuto più belli, emozionanti o comunque a loro modo particolari; uno per ogni campionato, per salutare il 2013 con cinque bei ricordi, e per dare il benvenuto al 2014, che si spera sarà un altro bellissimo anno di calcio.
Il primo lo dedico al Superclasico, il match che come ogni anno ha acceso i sentimenti di tutta la Spagna; era solo il 26 ottobre, ma come la storia insegna la partita è sempre lo spartiacque principale per il resto della stagione. Il gol di Sanchez è di per sé una meraviglia, una “vaselina” (come la chiamano in Spagna) perfetta, che si spegne alle spalle di un esterrefatto Diego Lopez, e che ammazza una partita bellissima, che nemmeno il gol del giovanissimo Jesé riesce a riaprire. C’è un momento però, forse ancora più bello della scucchiaiata del Nino Maravilla, sicuramente più toccante; è quello che precede il fischio d’inizio, quando tutto il Camp Nou si alza in piedi per produrre una delle coreografie più belle e allo stesso tempo più semplici di tutta la storia del calcio. “Forca Tito” scrive il popolo di Barcellona; un’immensa scritta su sfondi blaugrana e giallorosso, i colori del Barcellona e della Catalogna, ad omaggiare un allenatore, ma prima di tutto un uomo che, con il suo lavoro passato spesso inosservato, ha contribuito a rendere il Barca delle ultime stagioni forse la miglior squadra mai scesa su un campo di calcio. Una persona che ha saputo fare il suo mestiere in silenzio, e che in silenzio continua ancora oggi a combattere una battaglia ancora più grande, una battaglia per la vita.
Il secondo momento, che per la verità è una partita intera, visto che dura 90 minuti, è un omaggio al nuovo Psg, che nel 4-0 rifilato al Bastia il 19 ottobre scorso ha dimostrato al mondo intero quanto i suoi campioni, che l’anno passato si comportavano più da prime donne che da squadra, possano essere letali e straripanti se tutti uniti e determinati nel raggiungimento di un obiettivo comune. La straordinaria capacità con cui la squadra di Blanc, quel giorno, ha sottomesso i corsi, è l’emblema di una formazione, e di una società, che ha cambiato la menatlità poco vincente del primo anno, continuando sì le spese folli di mercato e gli acquisti in pompa magna, ma dedicandosi perlomeno ai giocatori giusti e più adeguati al progetto, non solo ai più costosi. La partita tra l’altro ci ha regalato anche due dei gol più belli messi a segno in questa prima metà di stagione: il tacco volante di Ibrahimovic, che avrà sicuramente fatto affiorare bei ricordi negli occhi dei tifosi interisti, e soprattutto riportato alla memoria quell’Inter-Bologna dell’ottobre 2008, e la splendida serpentina con palla depositata in rete di Cavani, a dimostrazione del fatto che, nonostante lo scetticismo che aleggiava sulla capitale francese, i due fenomeni, se non complementari, possono tranquillamente convivere (sospettiamo che l’umiltà del Matador faccia la sua parte) e che il Psg, quest’anno, abbia le carte in regola per arrivare in fondo a tutte le competizioni.
La terza fotografia più bella che questa seconda parte di 2013 lascia in archivio, è lo splendido colpo di tacco con cui Rodrigo Palacio stende il Milan, decidendo a pochi minuti dalla fine un derby brutto e dominato dalla paura. Si, perché al 22 dicembre le due milanesi sono arrivate con classifiche completamente diverse, ma con morali più simili di quanto la graduatoria potesse far pensare. Un avvio come mai nella storia per i rossoneri, costretti a rincorrere sin dalla prima giornata e a fare i conti con una rosa inadeguata soprattutto in difesa; la qualificazione agli ottavi di Champions non può giustificare una classifica disastrosa, e le premesse per il futuro prossimo non sono confortanti; dall’altra parte, la squadra che da poco non è più di Moratti ha iniziato alla grande il campionato, ma ha cominciato presto a ritovare la consueta discontinuità che da sempre la caratterizza. Un gol tante volte non vale più di un punto, ma mai come in questo caso la splendida giocata del “trenza” può cambiare le sorti di una stagione, e tanto Mazzarri, che vuole ridare slancio, anche grazie al neo presidente Thohir, a una piazza che sta cercando di ritrovare l’entusiasmo che Mourinho si è portato via con il suo addio, quanto Allegri, che ogni giorno lotta con le unghie e con i denti per tenersi ancorato alla panchina più scottante d’Italia, sperano che il derby, a suo modo, possa rappresentare la svolta in positivo della stagione.
Il quarto momento di grande emozione ce lo regala la Bundesliga, e precisamente il Friburgo, squadra che l’anno scorso ha sfiorato l’accesso ai preliminari di Champions League; quest’anno le cose ai confini della Foresta Nera non stanno andando così bene: la precoce eliminazione dall’Europa League e le grandi difficoltà in campionato sono il risultato di una squadra spesso allo sbando, poco produttiva davanti e inaffidabile dietro. Uno dei, pochi, punti di forza è Oliver Baumann, numero 1 e capitano della squadra di Christian Streich, oltre che ex portiere titolare della nazionale tedesca under 21. Il giovane Baumann, solitamente molto affidabile, è incappato nella sua giornata più nera il 27 ottobre quando, nella partita persa per 0-3 contro l’Amburgo, è stato il principale protagonista di tutti i gol degli anseatici, producendosi in errori a ripetizione e papere di ogni genere, che avrebbero abbattuto chiunque. Lui però è riuscito a rialzarsi, e il merito va anche allo splendido pubblico del Mage-Solar Stadion, che al termine della partita lo ha chiamato sotto la curva, intonando in suo favore cori e applausi, e regalandoci una scena bellissima, tanto anomala in Italia quanto emozionante da vedere.
L’ultimo momento da ricordare ci porta in Premier League, e anche in questo caso ci porta in mezzo ai tifosi, i bluebirds del Cardiff; blu per la verità non più, visto che da due anni a questa parte il colore sociale è diventato il rosso, come se da un giorno all’altro fosse possibile cancellare 105 anni di storia calcistica. L’artefice di questo misfatto è Vincent Tan, imprenditore malesiano che da due anni è al comando della squadra gallese, tornata nella massima divisione inglese dopo più di cinquant’anni e dopo una serie infinita di tentativi falliti. L’uomo del miracolo promozione, invece, è Malky Mackay, quarantaduenne scozzese già sulla panchina del Watford. Quest’anno le cose stavano andando abbastanza bene, sicuramente il Cardiff si stava facendo onore in un campionato così difficile, quando Tan, che ha dimostrato sin dall’inizio della sua gestione di capire poco di calcio, ha esonerato Mackay, inimicandosi ancora di più il popolo dei bluebirds, affezionato all’allenatore del grande salto, oltre che ai vecchi colori sociali; e la riconoscenza verso il manager è stata ampiamente dimostrata a Liverpool lo scorso 21 dicembre quando, dopo la netta sconfitta per 3-1 contro i “reds”, i supporters gallesi sono rimasti all’interno di Anfield Road per oltre un’ora, osannando lo storico timoniere e schierandosi apertamente contro Tan, a dimostrazione del fatto che, nonostante tutto, i tifosi di calcio ne capiscono eccome, e che, soprattutto, le tradizioni vanno sempre rispettate.

 

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